Venerdì, 14 Maggio 2010 15:49

Cannes, i film fuori concorso

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Sette sonowall-street-2 le pellicole fuori concorso presentate alla 63° edizione del Festival di Cannes. Sette esperimenti che, dai cineasti più noti a quelli meno conosciuti, propongono  una gamma di storie e di tematiche eterogenee fra loro.

Spaziando dalla storia, alla fantasia senza trascurare la contemporaneità, questi film paiono anelare a lavorare su punti di vista e su modalità di narrazione curiose e forse inedite.

Si inzia mercoledì 12 maggio con la proiezione di uno dei film più acclamati: Robin Hood di Ridley Scott, riproposizione della storia del leggendario principe dei ladri che, in seguito a una specie di conversione di valori, si impegna a  rubare ai ricchi per dare ai poveri. Ultimo di numerosi remakes, il neo Robin Hood, che ha il volto di Russel Crowe, promette di convincere il pubblico e la critica in una rivisitazione  nuova insita peraltro nella poliedricità  che caratterizza ogni opera di questo regista.

Wall Street: il denaro non dorme mai, è invece  il titolo del sequel di Wall Street (1987), firmato da un altro grande cineasta del cinema contemporaneo: Oliver Stone.

Micheal Douglas che nel primo film ottenne l’Oscar come miglior attore protagonista, ritorna nei panni dello spietato Gordon Gekko, il quale, uscito di prigione, si trova alle prese con nuove vicissitudini e soprattutto con l’immanente crollo finanziario della borsa di Wall Strett. Il film che vanta fra gli altri nomi Susan Sarandon e Charlie Sheen ritrae uno spaccato molto chiaro e drammatico di un mondo conosciuto a pochi, quello della finanza, dal quale il regista fa emergere gli aspetti più reconditi, infimi e abietti.

Di tutt’altro genere, trattandosi di Woody Allen, è invece You Will Meet a Tall Dark Stranger (Incontrerai uno sconosciuto alto e misterioso) che,  muovendosi fra la commedia e il dramma, si fonda e ritorna sul tema principe del regista: ovvero il sentimento.

I personaggi, tutti appartenenti alla medesima famiglia, si trovano infatti alle prese con il sentimento tout court e con l’incapacità a gestirlo. I dubbi, le incertezze, le esitazioni, i problemi grandi e piccoli con se stessi e con gli altri, sono gli elementi che animano i personaggi di Allen drammaticamente e comicamente umani nelle loro umane e naturali debolezze.

Il terzo film, in ordine di proiezione, é invece una commedia diretta dall’inglese Stephen Frears con al centro un’avvenente giornalista, Tamara Drewe, che dà anche il titolo al film. In seguito alla scoperta della vendita della sua casa natale, in aperta campagna, Tamara Drewe diviene a sua insaputa l’attrazione di tutti, capace di sconvolgere intimamente un’intera comunità suscitando una sequela di passioni e di turbamenti. Il personaggio, tratto dai fumetti di Posy Simmonds, è interpretato dalla giovane attrice Gemma Arteton esordiente nel 2007 in St Trinian’s e comparsa anche nei  recenti Scontro tra titani e Prince of Persia: le sabbie del tempo.

Film “a parte” è poi il documentario The autobiography of Nicolae Ceausescu di Andrei Ujica incentrato appunto sulla figura del politico e dittatore rumeno Ceausescu al potere dal 1965  fino al 1989, anno della sua  condanna a morte, in seguito al processo per genocidio e per  crimini contro lo stato. Una pellicola ambiziosa sia in quanto composta  da immagini d’archivio della TVR e del National Film Archivi sia per la durata, di ben tre ore,  che tuttavia sembra necessaria laddove la storia del dittatore è  di riflesso anche il racconto di un’intera nazione.

Carlos diretto da Olivier Assayas narra invece nell’arco di circa vent’anni, dal 1973 al  1994, la vita di Carlos, detto Lo sciacallo, terrorista di estrema sinistra condannato all’ergastolo.

La proiezione dei film fuori concorso si conclude infine, il 23 maggio, con The Tree (L’arbre) diretto dalla regista francese Julie Bertuccelli.

Tratto dalla favola nera di Judy Pascoe, Our father Who Art in the Tree, il film ha come protagonista appunto un albero attraverso cui, il padre defunto della piccola Simone, parla con lei. Una sorta di incarnazione che, portando ormai l’adulta Simone (Charlotte Gainsbourg), all’ossessione, si conclude con lo sradicamento della pianta in seguito a una tempesta. Una liberazione per la ragazza la quale,  in una sorta di percorso di iniziazione dalla giovinezza alla vita adulta, vi riesce superando ed elaborando  il primo di uno dei tanti dolori che essa comporta.

Un ritorno interessante quello di Julie Bertuccelli, vincitrice nel 2003, sempre a Cannes, del Premio gran settimana della critica con Otar è tornato e una richiesta Charlotte Gainsbourg ormai affermatasi come attrice talentuosa e di rara personalità attorica.

In attesa del giudizio nelle sale questi film, forse proprio in quanto fuori concorso, sembrano risentire meno dell’oppressione della gara (tipica per i film in concorso) e più della leggerezza di espressione. Esperimenti delle volte forse troppo ambiziosi e arditi ma apprezzabili qualora siano tali e, quindi, avulsi da quella coeva  produzione  cinematografica fintamente alternativa e personale.

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