Sabato, 15 Maggio 2010 20:30

Le coppie, l'amore e il tempo che passa: a Cannes arriva Woody Allen

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Le coppie, l’amore, il passare del tempo e l’incombenza della morte. Sono questi i temi del film protagonista del quarto giorno di Festival di Cannes, You Will Meet a Tall Dark Stranger del geniale Woody Allen. Il film, presentato stamattina fuori concorso, ha convinto ed entusiasmato la critica, conquistando un’ovazione di applausi e risate in uno stracolmo Theatre Lumiere. Un film che inizia con una citazione non di facile digestione di William Shakespere “La vita, alla fine, non significa nulla” ma che affronta la complessità del vivere quotidiano di ognuno con freschezza e semplicità. Un cast di stelle, da Anthony Hopkins a Naomi Watts, nonché la diva di Bolliwod Freida Pinto, anima la storia di una famiglia alle prese con eventi che si incastrano a scatola cinese, creando l’atmosfera della comedy-drama. Il settantenne Allen lascia la moglie, compagna di una vita, e scappa con una sedicente giovane ragazza dall’aria molto ambigua. Intanto, un aspirante scrittore interpretato da Josh Brolin, si lascia affascinare dalla giovane dirimpettaia Freida Pinto. Irresistibile nel film un redivivo Antonio Banderas che da vita a un acculturato e chic seduttore di professione, personaggio a cui sembra ispirato il titolo (Conoscerai un alto e scuro sconosciuto), ma non tutto è così semplice. Ha dichiarato, infatti, il regista che il titolo è «volutamente ambiguo» e fa riferimento alle predizioni di un’amica della moglie abbandonata dal marito. Il tema della magia è d’altronde presente in molti lavori di Woody Allen, ma in questo «film racconto in maniera buffa questa mania (di farsi predire il futuro, ndr), ma nella vita il tema è serio, sui ciarlatani gira un’industria di bilioni di dollari». Il film è stato realizzato a Londra, «ma potevo farlo a New York, solo che era più costoso», ha detto Allen. In Italia lo vedremo all’inizio di dicembre, distribuzione Medusa. Infine, mentre attende con ansia di iniziare le riprese del prossimo film, nel quale avrà una parte anche la premiere dame Carla Bruni, Woody Allen ha già eletto come sua prossima musa l’eterea Cate Blanchett.

Non solo cinema. Non sono mancate le frecciate politiche, cui il regista londinese non è nuovo. Intervistato a margine del Festival, Allen ha dichiarato di sognare una «dittatura» di Barack Obama, del quale si è definito per l’appunto «un grande tifoso» a tal punto che gli affiderebbe pieni poteri fino al termine del mandato. «Sono entusiasta di Obama, lo trovo geniale», ha affermato «il Partito repubblicano dovrebbe smetterla di mettersi di traverso e di tentare di colpirlo». A giudizio del regista, infine, che ricordiamo diresse Il dittatore dello Stato libero di Bananas, «sarebbe bene se Obama potesse fare il dittatore per alcuni anni, così potrebbe fare in poco tempo un mucchio di cose buone». Allen ha poi spiegato la molla che ha fatto scattare tutto il progetto: «è centrato sul mio guardare con pessimismo la vita. Sono così da sempre: penso che l’unico modo per essere felici al mondo – ha continuato poi il regista – è raccontarsi bugie e non c’è bisogno di conoscere Nietzsche, Freud o Eugene O'Neill per scoprirlo. Se si vive onestamente tutta la vita si rischia l’infelicità».

In concorso. Presentato oggi il nuovo lavoro di Mark Leigh, Another year, unico film inglese presente quest’anno alla competizione, nonché tra i titoli papabili per la Palma d’Oro. Per il regista, nel caso, sarebbe il terzo riconoscimento alla Croisette dopo quelli del 1994 con Naked e Segreti e bugie nel 1996. La storia parla di una coppia di mezza età, felicemente sposata, interpretata dagli attori Jim Broadbent e Ruth Sheen. Attorno alla loro vita ruota tutta una serie di personaggi con una complessa storia personale alle spalle: una collega del protagonista con un pessimo rapporto con l’alcool e tristemente svampita; il figlio della coppia, trentenne senza una donna; l’amico del protagonista, anch’egli dedito ad alzare il gomito e attanagliato dalla sua vuota vita di solitudine.  Sentimenti positivi e negativi si alternano in un affresco familiare dai toni decisamente introspettivi con un’altalena di situazioni dipinte con il tipico taglio ironico del regista. Un film che secondo alcuni langue dopo un po’ e che riprodurrebbe gli schemi già collaudati dei precedenti lavori di Leigh, come Il segreto di Vera Drake o Happy Go Lucky.

Letto 271 volte Ultima modifica il Sabato, 15 Maggio 2010 20:36

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