Viziano i bambini assecondandoli per non farli piangere. Una storia, un regolo, una passeggiata. Fin qui niente di strano: il ruolo di baby sitter calza a pennello ai nonni. Ma il nonno dal quale i bambini (e a giudicare dai precedenti, sicuramente anche gli adulti) non riusciranno a staccarsi, il compagno dei loro pomeriggi non è un amorevole attempato signore. Non è fatto neanche di carne, ossa doloranti e rughe. Ma di pixel. E’ in computer grafica. E’ un ottantenne, si chiama Carl Fredricksen e lo conosceremo sulla Croisette il 13 di maggio.Carl, il signor Carl suggerirebbe la reverenza dovuta all’età, è il protagonista di Up, il film di animazione che aprirà il Festival di Cannes. Dopo la morte della moglie, sentendosi solo, decide di darsi da fare per realizzare il sogno della sua. Andare in alto (up) come chiarisce già il titolo. Attacca 10 mila palloncini gonfi d’elio alla sua casa e parte alla volta di Paradise Falls. Burbero, conservatore, attaccato al suo quartiere, come Clint Eastwood in Gran Torino, si adatta alla compagnia di un ragazzino, un passeggero clandestino della sua casetta volante. Niente a che fare con i topini parlanti e con gli adolescenti che non crescono mai. Per la prima volta è la vecchiaia la protagonista di una storia per bambini, con tutti i suoi annessi, la solitudine, gli acciacchi e perfino la morte.
Negli ultimi anni la Pixar è riuscita a far amare gli scarafaggi di A Bug’s life, le macchine parlanti di Cars, i ratti di Ratatouille, e perfino il poco attraente autocompattatore Wall-E. Ma la sfida di quest’anno è più provocatoria nel suo iperrealismo. I cartoonist non sono nuovi a scelte che precorrono i tempi. Forse perché sono meno miopi dello spettatore medio. Un precedente illuminante è Azur e Asmar, altra storia e altra produzione, ovviamente. La stessa Disney ha un precedente recente di rottura con la tradizione dell’animazione per bambini. Il grande padre dell’animazione, che nel 2006 ha assunto la paternità della Pixar, dopo che era stata di Steve Jobs, il signor Apple, e prima ancora di George Lucas, ha fatto parlare di sé nei giorni scorsi per aver scelto una principessa nera, approfittando dell’era Obama. Ma l’aver scritturato Carl è una scelta più rivoluzionaria. Non è una rivoluzione sostenere che anche un bambino di otto anni può immedesimarsi in un vecchio che per camminare si aiuta con carrello? Magari lo lascerà a casa quando dovrà camminare sul tappeto rosso di Cannes.




