Dai vecchietti americani ai sodomiti cinesi
Schermi a contrasto al Festival di Cannes
Fuori concorso il nuovo film di Francis Ford CoppolaMa alle cronache della seconda giornata del 62esimo Festival non passerà solo la morale familiare del nonnetto che tutti i bambini vorrebbero essere. Il perbenismo hollywoodiano lascia ampiamente spazio a visioni ben più controverse. Per affrontare la crisi i grandi autori hanno lasciato a casa la politica, le lotte sociali, i temi ambientali. A Cannes hanno portato discussioni più scabrose e intrecci che parlano con le immagini infuocate. In attesa dell’Anticristo di Lars Von Trier, oggi lo schermo è per Lou Ye, il cinese veterano della Palma d’Oro ha puntato all’essenza del sesso, quello più perverso, più violento, più squallidamente inscenato. Ha fronteggiato il bando che la Cina ha imposto ai suoi lavori per cinque anni, esule, ha cercato finanziamenti in Francia e a Hong Kong. Contrastando la persistente censura all’omosessualità, ha girato Spring Fever, la storia di un torrido triangolo amoroso in cui i rapporti tra i protagonisti sfuggono, lasciando spazio all’intreccio di corpi nudi. Lunghi minuti di desiderio delirante e intenso ardore impressi sul nastro della telecamera digitale piazzata negli ambienti più luridi e squallidi.
L’altro film in concorso, Fish Tank, è il secondo lavoro del regista britannico Andrea Arnold. Alla sua prima visita a Cannes nel 2006 si era portato a casa il premio della Giuria per Red Road. Quest’anno propone una pellicola di formazione. La storia di Mia, un’adolescente ribelle disgustata dalla famiglia e dal quartiere, interpretata da un’attrice non professionista. Con l’arrivo di Connor, il compagno di sua madre, Mia trasforma la sua visione della vita. Il regista annuncia un’immagine forte e incomprensibile all’inizio del film, che lui stesso man mano che la trama si dipana ha cercato di approfondire e comprendere.
Questa è anche la giornata dedicata a Francis Ford Coppola che porta al Quinzaine il suo Tetro. Film che il regista americano ha definito il più personale: un’autocelabrazione in cui omaggia se stesso e la sua passione di cineasta.




