Venerdì, 26 Marzo 2010 12:59

Lost in Lost: diario della puntata 'Ab Aeterno' (6x09)

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Una scena di questa puntataATTENZIONE: se seguite Lost ma per qualche motivo non siete ancora riusciti a guardare le puntate in questione NON continuate a leggere: questo articolo contiene spoiler sulla puntata appena trasmessa dalla ABC!

Come Ricardo Alpert da Tenerife approda nel XIX secolo sull'Isola: arrestato per l'omicidio di un medico che non voleva vendergli la medicina con cui avrebbe salvato la vita a sua moglie, scampa alla forca ma solo per finire schiavo su un galeone (la Black Rock) su cui solca l'oceano. Una burrasca fa naufragare la nave (eggià, all'epoca non esistevano ancora i voli transoceanici) e lo fa entrare in contatto con i primigeni abitanti dell'Isola: Jacob e il suo alter-ego, già nei panni di fumo nero, che se lo contendono. BlackMan gli promette di fargli rivedere l'amata moglie, ma Jacob gli dà l'immortalità e lo prende come suo assistente.

"L'inferno, sono gli altri", diceva Sartre (o gli Altri?). "Siamo all'inferno", dice un Richard disperato a Jack, "e siamo tutti morti", e anche se razionalmente non è vero - non può essere vero - per un attimo dà i brividi la sensazione che sia proprio questo, il senso ultimo di Lost: una danza di fantasmi e marionette nelle mani di due Entità inspiegabili e inafferrabili. Jacob, come Dio, è imperscrutabile: la sua volontà si compie per strade impervie, di difficile comprensione. Più immediato è l'Altro Uomo (di cui si continua a celare il nome: sorpresona in arrivo?), che dà risposte efficaci a questioni più pragmatiche: promette a Ben il potere, promette a Sayid di rivedere Nadia e a Claire di riavere suo figlio. La nona, monumentale puntata della sesta stagione di Lost parla di Alpert per spiegare l'epocale rivalità tra i due super-uomini che regnano da sempre sull'Isola: entrambi immortali e insensibili al tempo che passa, sembrano davvero essere immensamente superiori al resto dei protagonisti. Tutte le altre questioni passano in secondo piano: le origini della Dharma (ma viene evocato il cognome del suo fondatore Hanso: suo nonno è il finanziatore dei viaggi della Black Rock...), i destini dei personaggi minori, il ruolo di Widmore, il senso stesso dei flash sideways. Loro due, un Alpert arlecchino servitore di due padroni, e basta.
E' stato dunque un grande episodio, com'era stato annunciato. Addirittura stranianti i primi cinque minuti in cui viene fornito, ad una velocità supersonica insolita per i ritmi di Lost, un gran numero di domande e risposte stile FAQ: un vero tourbillon che coinvolge molti attori e rende subito "speciale" il clima della puntata. Anche la regia è quella delle grandi occasioni, con frammenti di grande cinema come la fugace apparizione nella bufera della statua di Thawaret e felici idee di sceneggiatura come la metafora del "tappo" su un enorme vaso di Pandora per spiegare lo scopo dell'Isola (ma se nei flash-sideways l'Isola è sott'acqua, vuol dire che il tappo è saltato? E l'oscurità, dunque, ha dilagato?). Tanto atteso, il mega-flashback sull'origine di Ricardo Alpert non delude le attese: è una storia di grande tristezza e sofferenza che nobilita sia il personaggio che il suo interprete Nestor Carbonell, bravo nel trasmettere lo sgomento di un pover'uomo intrappolato in un gioco infinitamente più grande di lui.
Il dualismo Jacob-BlackMan sta assurgendo a vette addirittura religiose: il parallelismo Dio-Lucifero è lì dietro l'angolo, rinforzato da nuovi simboli (il vino), e assume dunque importanza cruciale il discorso sulle vere origini dei due litiganti (ora che abbiamo saputo di Richard, è d'uopo il super-episodio su di loro). Tutto lascia pensare che Jacob sia "il buono", ma è anche vero che - proprio come il Dio biblico - ha ordinato purghe di massa e mandato deliberatamente a morte più di una persona. Blackman persegue il proprio obiettivo, la libertà, con ogni sua forza: non sarebbe male metterlo a confronto con Sawyer, campione del triplo gioco (è un rendez-vous che probabilmente avverrà nelle prossime puntate).
Qualche incongruenza facilmente perdonabile (la Black Rock che misteriosamente non salta per aria dopo l'incidente nonostante sia ricolma di dinamite) e un divertito omaggio a "Ghost" con Hurley novello Whoopi Goldberg chiudono le considerazioni, fatalmente incomplete, su una puntata semplicemente titanica, che è già storia. Meno sette, ci siamo quasi. Ma che voglia di rivederlo dall'inizio!

doppioschermo

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