• Scritto da  Gilda Cinicolo

Biancaneve e il cacciatore: un'alleanza per il benessere

Il benessere è sempre soggettivo e Biancaneve sa cosa le fa battere il cuore e cosa la rende veramente viva, lei sola sa cosa può farle bene e si comporta e agisce seguendo il suo benessere come direzione

C'era una volta Biancaneve e c'è in questi giorni in sala una guerriera: una ragazza che ha un grande dono, che non è semplicemente quello di essere la più bella del reame, ma quello di avere un cuore coraggioso, un cuore pronto ad amare e a salvare la sua comunità dalla furia distruttiva della strega cattiva. No, non si tratta di una sentimentalista, piuttosto, lei fa della sua vita e, in particolare, della sua giovinezza un dono, prima di tutti, a sè stessa: Biancaneve è una ragazza dolce e sensibile, capace di attesa e di speranza, che vive un grande dolore, quello di perdere suo padre e di essere fatta prigioniera, una ragazza che, tuttavia, non vuole che il suo destino sia scritto da altri, vuole essere padrona della sua vita e allora è pronta a rischiare la sua libertà, anche se questa la espone al pericolo di essere uccisa. E' questa la vera bellezza di Biancaneve e della sua storia raccontata nel 2012, che può essere vista non più solo come la lotta tra il bene e il male che si conclude con una sofferta e felice vittoria del bene, ma come la storia, da un punto di vista psicologico, della realizzazione del proprio benessere personale che diventa anche benessere di comunità. Perchè il benessere è sempre soggettivo e Biancaneve sa cosa le fa battere il cuore e cosa la rende veramente viva, lei sola sa cosa può farle bene e si comporta e agisce seguendo il suo benessere come direzione. Biancaneve inoltre ci dimostra che il benessere personale non è egoismo, in quanto può diventare dono anche per gli altri, così la sua autoliberazione diventa anche la liberazione di tutto un popolo, in quanto la sua rinascita da una morte solo apparente diventa anche la resurrezione di un regno. E credo che in fondo sia questa la bellezza che Ravenna avrebbe voluto veramente... lei che invece è stata vittima degli insegnamenti di una madre, che le ha inculcato l'idea che la bellezza l'avrebbe salvata nella vita, idea da cui non riesce a svincolarsi e che diventa causa della sua infelicità, perchè la porta ad inseguire con ossessione un'illusione senza riuscire mai difatti nè a riconoscere la sua bellezza nè a vivere la sua vita. Perchè in fondo la più bella oggettivamente nel film continua ad essere lei, solo che non riesce proprio a rendersene conto e la sua morte fisica rappresenta soprattutto la morte, non più apparente, della sua anima. Così alla fine il cacciatore, per quanto rude e selvaggio, è attirato più dalla bellezza interiore di Biancaneve, che le ricorda la moglie defunta, che da quella esteriore di Ravenna, dimostrando che le persone sane sono sempre quelle che si alleano con il benessere degli altri, e non alimentano il malessere, come invece fa il fratello di Ravenna.

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