A volte, durante la visione di uno spettacolo teatrale particolarmente riuscito, si avverte una chiara percezione di importanza, di bellezza e di altre componenti salvifiche legate a ciò cui si sta assistendo. Assai più raramente, invece, accade di riuscire a riconoscere, in maniera pressoché istantanea, non solo l’efficacia estetica, la bravura degli attori o la forza del testo scenico, ma addirittura la necessità stessa del Teatro come forma d'arte e veicolo espressivo. Ebbene, La parabola della croce storta ha il privilegio di portare a tale riflessione fin dai primi minuti del suo svolgimento.
La regia di Fiona Sansone e Flavia Gallo (autrice del densissimo testo teatrale iniziale), che insieme fondano la Compagnia GalloSansone, porta sul palcoscenico – dopo anni di lavorazione ed una rappresentazione breve messa in atto nel 2011 - un racconto sulla sete. Non la sete reale e pragmatica, che costringe alla morte le anime ai margini del mondo. La storia di questo paese dove manca l’acqua da sempre, con il suo carosello di personaggi apparentemente condannati dal proprio ruolo, assume i contorni di un dramma puramente simbolico, dove la sofferenza diventa letteraria e la povera gente si rivela insospettabile depositaria di una saggezza antica.
Cornice unica ed insostituibile di questo dilemma, il Sud. Il Sud del nostro paese, che viene assurto per antonomasia a Sud del mondo. Un posto meraviglioso, ricco di tradizioni e di speranze, di dialetti che si incrociano e si rispondono, di fervore e di attese, ma che da secoli lotta per affrancarsi da una miseria fatta di rinunce e fierezza, di pance vuote e teste alte. E, sullo sfondo, solitario, un albero. Un “ulivo torto”, protagonista invisibile ma imponente dell’intero racconto, allegoria geniale della più maestosa antichità resa improduttiva dal tempo e dalla natura, sul quale il paese si accanisce per stabilirne il destino.
I giovani attori che animano questa Parabola (Chiara Cavalieri, Ottavia Leoni, Chiara Lombardo, Andrea Panichi e Saverio Tavano) sono tutti bravissimi e riescono a rielaborare la complessità del testo di partenza con una forza espressiva e corporea indescrivibile, restituendo peraltro anche quelle venature ironiche che - com’è giusto aspettarsi - la gioventù di un Sud imperfetto e meraviglioso non può non aver fatto proprie nel corso della propria esistenza. Stupende anche le musiche di Ivano Guagnelli e Alessio Contorni, perfetto accompagnamento acustico ad uno spettacolo di immensa carica emotiva e visiva (letteralmente da pelle d’oca il climax della marcia nella sequenza del “Cosa resiste?”).
Dopo una fugace apparizione al Teatro Centrale Preneste di Roma, La parabola della croce storta sarà replicato prossimamente al Teatro Quarticciolo della capitale. Un’ottima occasione per scoprire uno spettacolo fresco e antico nel contempo, che si candida fin da ora come la sorpresa drammaturgica più interessante dell’anno.




