Non capita a molti attori di dominare la scena seriale per tanti anni di seguito e riuscire poi a fare un altro colpaccio subito dopo il termine del telefilm che gli ha portato tanta fortuna. Anche David Duchovny, prima di tornare alla ribalta con Californication nel 2007, ha dovuto attendere cinque anni dalla fine del cult X-files. Potrebbe non essere così invece per Kiefer Sutherland, l’indimenticato Jack Bauer del serial 24, che a meno di due anni dalla fine della longeva serie si ripresenta sugli schermi televisivi per l’atteso pilot di Touch.
Trasmesso negli USA da Fox verso la fine di gennaio, il primo episodio di questo nuovo drama dalle venature paranormali è diretto nientemeno che da Francis Lawrence (Constantine e Io sono leggenda) e rivela nei titoli il suo ideatore Tim Kring, già sceneggiatore di Heroes. La storia è quella di un ex giornalista che, dopo aver perso la moglie durante gli attacchi dell’11 settembre, deve rinunciare alla propria carriera per dedicarsi al figlio malato. Il piccolo, affetto da una forma grave di autismo, non comunica con nessuno ed è chiuso in un mondo impenetrabile nel quale nemmeno il padre riesce a fare capolino. Tuttavia, quando l’uomo si accorge della miracolosa propensione del bambino per i numeri e della capacità pressoché divinatoria che tale dono gli conferisce, cerca l’appoggio di un professore che lo aiuti a decifrare gli indizi partoriti dalla mente del genietto.
Questo avvincente pilota, incentrato più lato umano e familiare dei personaggi introdotti prima che sull’aspetto paranormale della serie, presenta sapientemente alcuni piccoli drammi personali e familiari dislocati in diverse parti del mondo per poi intrecciarli attraverso un filo sottile che gioca tra numerologia e sesto senso. Il richiamo tematico immediato è al serial Numbers, dove tuttavia l’approccio alla risoluzione dei casi è – per quanto astruso - assai più scientifico. Stilisticamente, invece, la mente corre più a quei prodotti corali dove le vite di persone lontane si intrecciano indissolubilmente attraverso dei dettagli quasi impercettibili.
Il retaggio kringiano di Heroes si sente molto, sia per la scelta di un protagonista con una sorta di superpotere – sebbene ancora non sia del tutto chiaro se il tono della serie sarà sempre più fantascientifico o se cercherà di spiegare tutto con pretese di realismo -, sia per la decisione di mostrare le vite di persone geograficamente molto lontane attraverso lingue diverse e sottotitoli (il ragazzo che parla arabo è stata una piacevole sorpresa). La regia di Lawrence, che di recente aveva diretto anche il melenso Come l’acqua per gli elefanti, cerca di patinare più del dovuto la storia di partenza, ma confeziona a dovere un prodotto che vuole essere commovente ed intrigante insieme.
La produzione della prima stagione è stata già confermata: in tutto consisterà di 13 episodi, e i rimanenti 12 saranno trasmessi in patria a partire dal 19 marzo prossimo. L’impressione è che diventerà un piccolo fenomeno nel corso del 2012. Sperando che, a differenza di Heroes, il livello della serie non sia destinato a scemare già a partire della (eventuale ma auspicabile) seconda serie.




