Venerdì, 20 Gennaio 2012 13:29

Alcatraz 1x01/1x02 - Recensione

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Inizia con un buon ritmo la nuova serie nata sotto l'ala di J.J. Abrams, ma le premesse non convincono fino in fondo. Attendiamo i prossimi sviluppi



Le premesse della serie erano già note da mesi agli internauti. Nella famigerata prigione di Alcatraz, di punto in bianco, una mattina di marzo del 1963, i secondini si accorsero che erano sparite nel nulla circa 300 persone tra detenuti e guardie. Il governo degli Stati Uniti tenne segreto l’episodio e offrì una versione accettabile per giustificare la chiusura della struttura. Dell’intera faccenda nessuno ha mai saputo la verità. Almeno fino ai tempi nostri, quando un detenuto pericoloso dell’archivio di Alcatraz non ricompare nel presente, apparentemente senza essere invecchiato di un giorno rispetto alla sua sparizione avvenuta quasi 50 anni prima. Ben presto la protagonista Rebecca Madsen, detective del San Francisco Police Department, indaga sulla faccenda e scopre, lentamente, l’inquietante verità. Inizia così a collaborare con l'agente federale Emerson Hauser e con l’esperto Diego Soto, tuttologo di Alcatraz, conoscitore di tutti i segreti ad essa legati.


Cosa dire di questa nuova serie nata sotto il segno di J.J. Abrams? Innanzitutto che le aspettative erano - e rimangono - molto alte, mentre il pilot ed il secondo episodio (trasmessi insieme il 16 gennaio) risultano un po’ deludenti. Non che ad Alcatraz manchino azione e ritmo: fin dai primissimi minuti, infatti, si entra subito nel vivo della vicenda e si rivelano i tasselli iniziali del puzzle che si verrà a formare e completare (si spera) nei prossimi mesi. Fa inoltre piacere rivedere un volto così importante come quello di Sam Neill – già reduce da un’esperienza televisiva fallimentare con Happy town –, nonché l’immenso e simpatico pacioccone lostiano Jorge Garcìa. Tuttavia, nonostante una trama sulla carta interessante, l’impressione è che in Alcatraz confluiscano i soliti tormentoni dell’universo abramsiano senza però quella presa immediata che si sperava di subitre: viaggi nel tempo, trame governative, agenti segreti e criminali incalliti fanno molto Lost, Fringe ed Alias – solo per rimanere nell’universo televisivo – “shakerati non mescolati”. Considerando poi che Abrams qui è solo produttore e non ideatore, non si sa se sarà lecito aspettarsi qualcosa di più originale o solo un saccheggio generale dell’universo già tracciato dal geniale autore.


Come al solito, è superfluo sottolineare quanto sia prematuro un giudizio complessivo del telefilm alla luce di soli due episodi. Certo è che, come inizio, quello di Alcatraz sembra convinto ma non convincente. Speriamo sia solo una prima e pregiudiziosa impressione.



doppioschermo

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