Spell - L'amore di Alda: immersione nella poetica del sommerso

Venerdì 09 Dicembre 2011 15:23 Scritto da  Angela Cinicolo
Published in Teatro

Al Teatro Argot di Roma dal 6 all’11 dicembre lo spettacolo con Alessandro Fea e Michele Balducci dà voce alle ombre di una poetica che non cadrà mai più nel silenzio.



Non è facile portare in scena la poesia, specie quando è una pagina intima e talvolta feroce come quella di Alda Merini. Spell - L’amore di Alda riesce però con la magia della musica e l’impegno dell’arte dell’interpretazione a rendere un commovente omaggio all’ultima poetessa che i navigli hanno avuto l’onore di accogliere. Grazie all’originale e suggestiva esecuzione di Alessandro Fea, mente del progetto, e all’intensa performance del giovane e talentuoso Michele Balducci, lo spettacolo è capace di dare voce al “suono dell’ombra” anzi delle ombre di una donna e di un’autrice tra le più emblematiche della nostra storia. Alda Merini non ha certo avuto vita facile, abbandonata più volte dai propri amori tra le lenzuola nivee delle celle che un tempo provavano a sedare una mente considerata malata, né la sua scrittura ha potuto farsi strada tra percorsi di una letteratura che solo pochi editori hanno avuto il coraggio di pubblicare.


Chi l’ha conosciuta attraverso la sua esperienza umana e culturale, quindi universale, riconosce nella traiettoria che Spell ricostruisce con rispetto e misura gli scandagli della sua anima sofferta e i temi cosmici di versi che non smetteranno mai di emozionare. La musica sperimentale di Fea ricorda quella elettronica e visionaria di Pasquale Catalano e traccia una colonna sonora della parola che, rielaborata dalle melodie e dalle luci dolci, scalfisce il pubblico accompagnandolo in una sorprendente immersione negli abissi spinosi della Merini. La voce di Balducci, potente e toccante, segna dal vivo e in inserti registrati una scia subliminale nell’esperienza percettiva degli spettatori, ai quali vengono proposti testi significativi della poetessa e brani musicali di Tenco e De André, che prolungano il senso sommerso dei versi – l’amore panico, l’identità femminile ultracorporea, la malattia come male di una società sorda, la maternità carnale, il dolore dell’incomprensione.


E colpisce che alcune canzoni sembrino delineare un colloquio dal vivo con la poetessa omaggiata, cercare nel solco delle sue tematiche un’ancora per liberarsi dall’“ipocrisia dei mai” che, finché fu in vita, servì a mascherare una distanza solo oggi colmata.

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