Domenica, 04 Dicembre 2011 13:35

All'IrishFilmFesta sono di scena i cortometraggi

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Si conclude questa sera con l'annuncio del cortometraggio vicintore la sezione competitiva che l'IrishFilmFesta ha dedicato ai corti made in Ireland

Uno dei punti di forza di questa edizione dell'IrishFilmFesta è sicuramente la presenza dei cortometraggi, 10 opere rigorosamente made in Ireland selezionate dalla direttrice Susanna Pellis, che un pubblico attento e silenzioso ha potuto apprezzare nella Sala Kodak della Casa del Cinema di Roma.

Il cortometraggio prescelto dalla Giuria di Qualità - formata dai critici Boris Sollazzo e Daniela Catelli, dallo script analyst Matteo D’Arienzo e dall’avvocato Leonardo Paulillo – e dal voto del pubblico sarà annunciato questa sera 4 Dicembre alle ore 21.00.

La selezione dei cortometraggi dell’Irish Film Festa punta a offrire un panorama a 360° sulle attuali tendenze del genere, panorama non dissimile da quello italiano. La struttura del corto è usata per raccontare non solo storie costruite in modo molto diverso, dal corto più “classico” fondato sul ribaltamento delle aspettative allo sketch estrapolato da una trama che si intuisce ben più complessa, ma anche per percorrere generi molto distanti.

Il corto d’animazione Procrastination di John Kelly gioca con forme e musiche, colori e parole per ricreare l’atmosfera inconcludente dell’eterno rimandare, contraddicendo con la sua creatività il soggetto stesso del racconto. Niente di troppo originale, ma un esercizio godibile e apprezzabile nelle sue trovate creative. Fuori dalla forma narrativa classica solo un altro corto, Story of One di Elena Gallotta in cui il conflitto tra il sé i propri limiti è raccontato attraverso la danza, contaminando documentario e fiction.

Colpisce la caratterizzazione di due dei cortometraggi più riusciti, che rendono protagoniste le tradizioni irlandesi e la forte presenza della religione cattolica e dei suoi riti. The Christening di Oonagh Kearney e Pentecost di Peter McDonald (uno dei favoriti per la vittoria) tratteggiano storie con stili e percorsi totalmente differenti partendo da un’occasione religiosa, riuscendo a non implodere in un dualismo protagonista/ambiente sociale ma sviluppando in pochi minuti una storia credibile e coinvolgente.

In generale, emerge la capacità degli autori in concorso di concentrare le proprie storie in un minutaggio mediamente più basso rispetto ai colleghi italiani, con alcuni “cortissimi” di tre o cinque minuti compiuti e interessanti. Grande attenzione  è data poi ai bambini e agli adolescenti (protagonisti dei due corti citati e di Loft di Gareth Chambers).

Aggiornamento dei tradizionali racconti irlandesi (aspettare il finale per capire), “Shoe” di Nick Kelly potrebbe scalzare dal podio il favorito “Pentecost”. Classico esempio di cortometraggio “di situazione”, può contare su due attori di buon livello e su una fotografia impeccabile.

Il livello tecnico generale della selezione è notevole, nessun amatore della prima ora e in alcuni casi finanziamenti da prestigiosi enti statali. Lo stile personale non prevale mai sulla resa tecnica e il ritmo tiene anche in quei corti (The situation is di Robbie HamiltonTicket to Ride di Liam Heffron) in cui il rischio ripetitività poteva essere dietro l’angolo.

Aver reso competitiva la sezione cortometraggi anche nel 2011 è stata un’apprezzabile iniziativa della quinta edizione dell’IrishFilmFesta, che ha aperto una finestra sui talenti di un paese sempre estremamente creativo e mai valorizzato a dovere, anche a vantaggio degli appassionati italiani di un genere – il “film corto” – ugualmente tanto amato quanto difficile da conoscere, almeno sul grande schermo.

doppioschermo

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