Il suo precedente film, L’ospite inatteso (2007), era stato una piacevole sorpresa. Anche lì, sebbene con toni e pretesti diversi, si affrontava una convivenza curiosa e difficile che sfociava in un rapporto di sincero affetto. Con Mosse Vincenti, però, Tom McCarthy sceglie di inserire il fattore “integrazione” all’interno di una combat-story ambientata nel mondo della lotta libera.
La storia è quella di Mike, un avvocato in crisi (economica) che si trova a dover ospitare il nipote apatico e schivo di un suo cliente e, dopo aver scoperto che questi è un bravissimo lottatore, decide di allenarlo seriamente per farlo partecipare al torneo nazionale. Paul Giamatti, che già aveva lavorato in un ruolo simile in Cindrella Man, è senza dubbio uno dei migliori attori della scena attuale e con questa interpretazione conferma ulteriormente tale opinione. Anche il giovane Alex Shaffer è molto bravo nell’alternare rabbia, alienazione e complicità del suo ribelle co-protagonista Kyle.
Mosse vincenti non è incentrato sul percorso agonistico di un piccolo campione: prova ne è il fatto che la conclusione del film arrivi senza che lo spettatore possa sapere come andranno le cose per la carriera del ragazzo. Lo stesso impegno sportivo, svolto in maniera abbastanza naturale e senza alcun evidente sforzo da Kyle, non è importante per una presunta velleità di forgiare attraverso il sacrificio o perchè promette un traguardo economico necessario. In realtà la possibilità di partecipare ad un torneo, sia dentro che fuori dal ring, rappresenta per due anime tormentate dal senso di inadeguatezza (un padre/mentore/coach ed un figlio/amico/allievo) un percorso di risanamento personale capace di portare ad un doppio riscatto.
In realtà, però, è anche la storia di un doppio rapporto familiare: uno vissuto nella dissimulazione (quello di Mike, che tiene per sè le difficoltà economiche reali e nasconde alla moglie una truffa di cui non va fiero) e un altro consumato nell’assenza e nella negazione (quello di Kyle, dove ciascun membro della sua ristretta e smembrata famiglia ne rifiuta o allontana un altro). Due realtà che, proprio grazie alla comunicazione sincera ed all’amore per lo sport, riusciranno a raggiungere un nuovo e salvifico equilibrio.
Un bel film, che si allontana dai canoni del genere (di cui splendido esempio era stato il recentissimo Warriors) virando nel dramma familiare senza pesantezze.




