Per chi ha cominciato ad appassionarsi alle serie tv in maniera sistematica e massiccia nell’arco degli ultimi tre lustri, la produzione della HBO ha sempre avuto un posto speciale all’interno della propria cultura telefilmica. Il network statunitense ha contribuito ad elevare il livello della produzione seriale americana in maniera sostanziale, creando alcuni tra i prodotti più importanti della categoria: I soprano, Sex & the city, Six Feet Under, Oz, e tanti altri. Serie di altissima qualità che, senza corteggiare un pubblico generalista, sono riuscite ad acquisire (e talvolta superare) la dignità cinematografica.
Finalmente anche da noi qualcuno ha deciso di dedicare un saggio a questa prestigiosa tv via cavo con un libro dedicato. Si tratta di HBO – Televisione, autorialità, estetica , a cura di Barbara Maio, pubblicato da Bulzoni Editore. Il volume, dopo un’introduzione dell’autrice dedicata al canale, alla sua storia ed alla sua politica autoriale, presenta tredici saggi incentrati ognuno su una delle varie serie targate HBO.
Molte tra le serie più importanti sono in effetti “coperte”: oltre a quelle prima citate, ci sono anche scritti sui bellissimi e sottostimati Carnivale e Deadwood, sullo storico Rome, sul divertente Extras, e poi sugli importanti Angels in America e True Blood. D’altra parte ci sono anche gli esclusi eccellenti: il pregevolissimo In treatment, il controverso Tell me You love me, il durissimo The Wire (serie pubblicamente apprezzata persino dal presidente Obama) e il forse troppo recente ma ambiziosissimo Game of Thrones. C’è inoltre da dire che i singoli saggi, pur essendo scritti con competenza e passione, hanno comunque troppo poco spazio a disposizione (dalle 8 alle 14 pagine ciascuno) per affrontare un discorso critico opportuno e strutturato.
Nonostante ciò, HBO – Televisione, autorialità, estetica rappresenta senz’altro un’operazione editoriale più che apprezzabile, volta a colmare una lacuna della saggistica cinematografica e seriale che ormai stava diventando imbarazzante.




