Anna dai capelli rossi - Recensione

Domenica 13 Novembre 2011 12:13 Scritto da  Gianluca Grisolia
Published in Cinelibri

Più che una nostalgica monografia, un utile compendio critico sulla serie della rossa orfanella e sul suo genere narrativo di appartenenza. Rumor non smentisce il suo stile vezzoso, ironico e piacevolmente sofisticato



“Chissà cosa si immaginavano gli autori di cartoon nipponici agli inizi degli anni Settanta del secolo scorso quando [...] misero nelle mani di disegnatori e animatori la vita, le disgrazie, il talento, la voglia di superare le difficoltà di una schiera multiforme di ragazzini con la sola colpa di non avere una mamma o un papà”, si chiede Mario A. Rumor all’inizio della sua monografia dedicata ad Anna dai capelli Rossi. Una riflessione giustissima e interessante, che introduce l’analisi di una delle storie più amate dai fan (e non) dell’animazione giapponese qui da noi.


Con il suo stile sottilmente vezzoso ed ironico, Rumor parte quindi dalla sinossi dell’anime per poi affrontare le origini letterarie della vicenda (che affondano nel romanzo di Lucy Maud Montgomery). Nel corso della trattazione – corredata da immagini, schede di approfondimento e contributi di nippofili e fan di eccellenza -, l’autore analizza poi nello specifico la struttura del cartone animato di Anna dai capelli rossi, i suoi personaggi, i luoghi in cui è ambientato nonché il suo genere narrativo di riferimento (il sekai meisaku gekijoo). Si passa poi ad una breve carrellata sui film e le serie live action per concludere con un capitolo finale – dal sapore leggermente più critico – sulla poetica dell’anime in questione.


Il libro si inserisce nella collana I Love Anime della casa editrice Iacobelli. Lo stile divertente e a suo modo sofisticato di Mario A. Rumor trasforma quello che dovrebbe essere un libercolo riassuntivo (ad acquisto e consumo per lo più di nostalgici) in un utile compendio critico ed informativo sia sull’anime che dà il titolo al lavoro che (in maniera più generale) sul filone cui di fatto appartiene. Inoltre l’autore aveva già curato un volume su Isao Takahata, regista della serie, che aveva in copertina proprio un'immagine di Anna dai capelli rossi: probabilmente il suo coinvolgimento per la monografia del cartone è stata considerata la scelta più giusta. E dopo la lettura, non si ha alcun dubbio in proposito.



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