La nuova rete distribuitiva Distribuzione Indipendente si è affacciata solo di recente sul mercato con il lancio in sala del gradevole Falene. Il suo impegno nel cercare di dare luce a piccole produzioni slegate dai grandi distributori è più un imperativo morale che una scelta economica: su questo non ci sono dubbi. Lo dimostra questo secondo film che viene distribuito sotto la sua etichetta: Sagrascia, di Bonifacio Angius.
La pellicola sarda è infatti l’ultima cosa che lo spettatore italiano medio ci si aspetti possa scegliere di vedere al cinema. La storia è semplicissima: il piccolo Antoneddu sopravvive ad una caduta dalle scale e viene così mandato dalla nonna a ringraziare Sant’Antonio per avergli salvato la vita (il titolo, infatti, letteralmente significa “Sua Grazia”, espressione riferita ovviamente in questo caso al santo protettore). Inizia così un viaggio un po’ surreale, in cui il bambino – del tutto ignaro dell’importanza del suo simbolico pellegrinaggio – incontrerà personaggi strani per le strade di una Sardegna luminosa, splendida ed immensa.
Strutturato come un film on the road, Sagrascia appare quasi come un’assolata fantasticheria estiva, in cui la linearità del racconto non preclude la frammentarietà delle trovate visive. I suoi personaggi diventano allegorie di un mondo quasi fatato, ancorato ad una terra reale ma senza tempo, capace di far affiorare in superficie tematiche importanti (la fede, la stigmatizzazione sociale, l’alienazione, la morte, la maternità) senza mai affrontarle del tutto, scegliendo invece di dissolverle o di camuffarle con la presunta leggerezza di un viaggio a piedi scalzi. Numerosi sono gli spunti narrativi e le suggestioni che si potrebbero sviscerare – le scene oniriche che costellano il film, le ossessioni dei personaggi secondari, i momenti inconsapevolmente mistici del piccolo protagonista -, forse anche troppi per un film così piccolo ma anche così ambizioso e complesso, che strizza l’occhio a Pasolini senza dimenticare l’intera lezione del cinema italiano neorealista e non.
Angius promette, per il prossimo film, una storia più adatta al grande pubblico. Tuttavia gli auguriamo fin da ora che già Sagrascia possa ottenere la visibilità e l’apprezzamento che senza dubbio merita.




