Domenica, 06 Novembre 2011 23:02

Warrior - Recensione

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La storia dei due fratelli combattenti riporta il lirismo sul ring cinematografico. Splendidi attori e regia ben dosata



Gli americani, si sa, sono sempre stati affascinati dalla lotta fisica. I più importanti film di riscatto personale partoriti dalla macchina hollywoodiana sono stati ambientati nel (o hanno avuto come filo conduttore in qualche modo il) mondo dello sport. Un posto speciale, in tal senso, è stato riservato al pugilato: la saga di Rocky è stata così emblematica da far sembrare i successivi film sui boxeur delle imitazioni (o nel miglior caso attualizzazioni) dell’epopea stalloniana. Tuttavia l’ossessione cinematografica del combattimento corpo a corpo non si limita solo ai guantoni. Negli ultimi anni, pochi film erano riusciti a riportare il lirismo sul ring: su tutti, il Million Dollar Baby di Eastwood e il toccante The wrestler di Aronofsky. Ora, nell’elenco dei capolavori del genere, si inserisce senza dubbio anche Warrior di Gavin O’Connor.


La storia di questi due fratelli, ormai estranei e distanti, ancora così rabbiosi verso un padre ubriacone e violento in cerca di una redenzione inutile e tardiva, entrambi determinati a partecipare ad unacompetizione sportiva estrema perché accecati dal miraggio di un premio assurdamente cospicuo (5 milioni di dollari), racchiude in sé molti degli stereotipi dei suoi modelli di riferimento ma con una grazia del tutto nuova. Il tema stesso della difficoltà economica dei due protagonisti viene introdotto in maniera niente affatto pietistica, di modo da far sembrare la loro scalata verso la vittoria più una dimostrazione di orgoglio e di autoaffermazione personali che una necessità puramente economica. Anche lo sfondo della guerra, il quale domina sia il passato dell’odiato padre (uno straordinario Nick Nolte) che quello del giovane Tommy – il figlio più ribelle e rabbioso, nonché il solo che concede l’unico minuscolo spiraglio di speranza al disperato genitore - non appare un semplici alibi di alienante perdizione, bensì un malinconico sottotesto politico in grado di dare spessore e drammaticità ai personaggi senza scadere nella mera retorica.


In definitiva un ottimo film, con splendidi attori (in particolare i due protagonisti Joel Edgerton e Tom Hardy) ed una regia ben dosata. Sperando che non scateni una febbre di MMA come sgradito effetto collaterale di una graditissima rivelazione cinematografica.

doppioschermo

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