Sabato, 05 Novembre 2011 19:07

Once Upon a Time 1x01 - Recensione

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Promettente inizio per questa favolesca serie ABC, sebbene il debito creativo con il fumetto Fables sia evidente. Speriamo che il telefilm sviluppi una storia ed uno stile del tutto autonomi dall'opera di Bill Willingham



“C’era una volta”. Il classico esordio della fiaba. Prologo per eccellenza da contrapporsi al rassicurante epilogo “e vissero tutti felici e contenti”. In inglese l’espressione è stata storicamente resa con l’espressione Once upon a time, che dà simbolicamente il titolo a questa nuova serie ed attesa serie della ABC. Nel ruolo della protagonista ritroviamo Jennifer Morrison, indimenticata Cameron della serie Dr House (di recente anche guest star di stagione in How I met your mother nei panni di uno dei tanti amori di Ted Mosby).


Il plot è abbastanza semplice ma avvincente. A causa di una maledizione - che ricorda molto La bella addormentata nel bosco ma che viene lanciata in realtà nell’universo di Biancaneve e i sette nani -, i personaggi delle fiabe vengono strappati dal loro mondo incantato e costretti a vivere in un luogo a loro infausto, che fin dall’inizio della puntata intuiamo essere il mondo reale. Tutto il pilot è costruito alternando le vicende contemporanee della bella Emma Swan, giovane professionista alle prese con un ragazzino che dice di essere suo figlio e la costringe ad andare con lui nel Maine, a quelle di Biancaneve & Co, intenti a combattere la fattura della strega cattiva con una magia di protezione la quale porti in salvo almeno un solo rappresentante della loro realtà, nella speranza che questi possa un giorno mettere a posto le cose.


L’inizio di questa nuova serie (presentata di recente anche al Roma Fiction Fest) è molto promettente. L’idea stessa di trasportare i personaggi delle fiabe nel mondo reale non nelle usuali ed anacronistiche vesti classiche in costume bensì in quelle più umane e riconoscibili del mondo reale è fin da subito vincente, così come l’intuizione di nascondere (almeno per ora) a queste stesse entità la loro stessa natura facendo loro dimenticare le rispettive vere origini. C’è però da dire che in effetti, per quanto diverso nello stile e nelle intenzioni, il telefilm ricorda molto il concept di un’altra fortunata serie americana, non televisiva bensì a fumetti. Il riferimento è a Fables, di Bill Willingham, iniziata nel 2002 e tuttora in corso, che parte da un assunto molto simile – l’esilio di creature delle favole e del folklore dal mondo fantastico a quello reale ad opera di un nemico malvagio - assumendo declinazioni eterogenee in corso d’opera. Se non si può propriamente parlare di plagio, si deve per lo meno riconoscere un grosso debito creativo con l’opera di Willingham. Sperando ovviamente che Once upon a time segua, nel corso dei prossimi mesi, un binario del tutto personale ed inedito.



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