Una favola moderna surreale, un film scoppiettante con protagonista un bambino diverso dagli altri che, con l'aiuto della sua strampalata famiglia, comincia ad affrontare la vita e impara ad accettarsi così com'è. Presentato in concorso al Festival internazionale del Film di Roma e in uscita nei cinema italiani il 4 novembre, La kryptonite nella borsa conferma le qualità del "debuttante" Ivan Cotroneo che, per la sua prima volta dietro la macchina da presa - dopo aver firmato la sceneggiatura di Mine Vaganti e della serie tv Tutti pazzi per amore - ha scelto di sceneggiare il suo omonimo romanzo, adattandolo per il grande schermo. Cotroneo descrive la Napoli degli anni Settanta con gli occhi di Peppino (Luigi Catani), un bambino ipersensibile ed emarginato, che porta gli occhiali e non sa giocare a pallone e nutre un'ammirazione sconfinata per suo cugino Gennaro (un esilarante Vincenzo Nemolato) che crede di essere Superman. Quando però Gennaro muore e sua madre Rosaria (Valeria Golino) scopre il tradimento del marito (Luca Zingaretti), la colorata esistenza di Peppino si trova a un bivio: la mamma cade in depressione e si chiude in un silenzio incomprensibile, mentre il padre cerca di distrarlo regalandogli pulcini da trattare come animali da compagnia, così l'ipersensibile ragazzino viene affidato agli zii Titina (Cristiana Capotondi) e Salvatore (Libero De Rienzo) che, in pieno mood sessantottino, lo portano in discoteca e a sedute di autocoscienza femminile. La fantasia di Peppino è così fervida da riscrivere la realtà e riporta in vita il cugino Gennaro, come se fosse effettivamente il supereroe che diceva di essere: grazie a questo amico immaginario, un Superman napoletano molto sopra le righe, Peppino riesce ad affrontare le vicissitudini della sua famiglia e ad accostarsi al mondo degli adulti.
Incredibile la cura per i costumi e la scenografia, che catapultano letteralmente lo spettatore negli anni Sessanta, e tremendamente azzeccata la colonna sonora, che spazia tra brani del repertorio partenopeo a successi degli anni Sessanta e Settanta, da Peppino di Capri a Iggy Pop, per concludersi con il brano These Boots Are Made For Walking, scritto da Lee Hazelwood e portato al successo, nel 1966, dalla voce di Nancy Sinatra, che è stato riarrangiato Planet Funk e che compare nei titoli di coda del film.




