Sul palco dell’Auditorium arriva la musica di De Andrè con I primi della lista di Roan Johnson
Grande entusiasmo ieri sera per il divertentissimo film di Roan Johnson, con tanto di concertino finale dei tre attori protagonisti, Claudio Santamaria, Francesco Turbanti e Paolo Cioni, sul palco dell’Auditorium con la “Ballata del Pinelli” e “Quello con non ho” di De Andrè. Era ora che qualcuno gettasse uno sguardo un po’ diverso sugli anni di piombo, drammatici fin che si vuole, ma anche pervasi da un’ideologia e da una serietà su cui difficilmente, al cinema e altrove, ci s’è permesso di ironizzare.
La storia vera, raccontata al regista da uno dei tre protagonisti (Renzo Lulli, presente in sala con l’altro “compagno” Fabio Gismondi), racconta la fuga verso l’Austria di due giovani e sprovveduti in compagnia di Pino Masi, cantore del movimento sessantottino (che ora, come racconta la coda del film, ha per conto in banca “il piattino delle offerte con cui chiede l’elemosina in strada”). E pensare che il giovane Lulli voleva solo suonare un po’ la chitarra per essere preso nel gruppo del Masi, per poi tornare a casa a studiare per la maturità. Ma viene precipitato, insieme all’amico Gismondi, nell’ossessione paranoica di un colpo di stato imminente: bisogna scappare, dice il Masi, filare dritti verso il confine e chiedere asilo politico a un paese democratico, perché in Italia le cose stanno cambiando e “i primi della lista”, quelli cioè che per primi verranno fatti fuori, saranno proprio chi, come loro, intellettuali, musicisti, possono raccontare davvero “come stanno le cose”. Comincia così un surreale on the road in cui ogni piccolo evento, un amico che non si fa trovare a casa, le camionette delle forze dell’ordine che marciano verso Roma (poi si scoprirà, per la parata militare del 2 giugno), vengono letti e interpretati come segni della catastrofe, inequivocabili indizi della dittatura che avanza. La paranoia si gonfia parossisticamente fino al ridicolo, travolgendo anche tre miti agenti di frontiera e costringendo persino l’allora Ministro degli Esteri Aldo Moro a occuparsi dello strano caso dei tre fuggiaschi che per paura del colpo di stato volevano chiedere asilo politico all’Austria.
Bravo Roan Johnson, con la sua regia divertita e appassionata, ottima la scelta delle musiche che sostengono anche i momenti in cui il film rallenta un po’, e bravissima la triade Santamaria (malgrado la parlata toscana non del tutto convincente), Turbanti e Cioni.
Il film, co-prodotto da Urania Pictures, Palomar e Rai Cinema e distribuito da Cinecittà Luce, sarà in sala dall’11 novembre. In bocca al lupo, Roan.