C'è sempre un buon motivo per vedere e rivedere un gioiello come Colazione da Tiffany, la commedia diretta da Blake Edwards che trasformò Audrey Hepburn in icona dello stile. L'occasione ci è data dal 50.mo compleanno della pellicola che proprio questa sera sarà riproiettata a Los Angeles in versione digitale. I fortunati che assisteranno all'evento, in programma al Samuel Goldwin Theater di Beverly Hills, avranno la gioia di riprovare il brivido che il 5 ottobre del 1961 percorse la schiena dei tanti spettatori di questo cult movie, che verrà adeguatamente celebrato anche dal prossimo Festival del Cinema di Roma, con tanto di retrospettiva dedicata alla Hepburn.
Tratto dall'omonimo romanzo di Truman Capote, Colazione da Tiffany può vantare una lunga lista di motivi che lo hanno reso speciale. Per prima cosa, l'unicità della protagonista, Holly Golightley, una ragazza libera e tormentata la cui figura scardinava nettamente i clichè femminili dell'epoca. Sul "mercato", ma mai realmente in vendita, Holly è una creatura dolce e fragile, spaventata da ogni possibile rapporto stabile e per questo devota ad uno stile di vita in cui ogni relazione umana sia legata all'utile che se ne può trarre. Almeno fino al momento in cui incontra Paul (l'aitante George Peppard), il cinico scrittore in crisi che si diverte a "smontare" l'effimero universo costruito dalla donna, non accorgendosi di quanto lei stia cambiando il suo mondo di scapolo.
Il lieto fine, con il bacio sotto la pioggia, non piacque a Truman Capote, assolutamente scontento del trattamento che la Paramount Pictures aveva fatto del racconto. Lo scrittore, inoltre, avrebbe preferito Marilyn Monroe al posto della Hepburn, forse perché all'epoca la bionda bomba sexy aveva lasciato il passo alla donna fragile che sarebbe tragicamente morta di lì a poco, riuscendo a catturare lo spirito inquieto di Holly; a fare la differenza, però, crediamo sia stato il corpo di Audrey Hepburn, il più giusto per incarnare una stella solitaria come Miss Golightly. Un fisico tanto esile da esaltare (ed essere esaltato) dai vestiti di Givenchy, che diede fondo a tutta la sua creatività di couturier, rinverdendo i fasti del leggendario tubino nero.
Vestiti a parte, per quella interpretazione Audrey Hepburn ebbe la nomination all'Oscar come migliore attrice protagonista, mentre la statuetta arrivò per Henry Mancini, autore della colonna sonora e della canzone che automaticamente associamo al film, quella Moon River che anni dopo è stata usata da Mr. Big in persona per dire addio alla sua Carrie Bradshaw, in una delle puntate più belle di Sex and the City. Stessa città, New York, stessa musica, stessa coppia di personaggi che per "ritrovarsi" deve passarne di tutti i colori, stessi vestiti eleganti. E se fosse proprio Colazione da Tiffany la favola che tutti noi cerchiamo?




