Dieci anni di successi al cinema, con attesa sempre maggiore da parte di un manipolo di appassionati cresciuti nel frattempo, otto film da sette libri, giovani attori diventati promesse e veterani riscoperti dal grande pubblico: la saga di Harry Potter, chiusasi in libreria giusto quattro anni fa (ma l'autrice Jk. Rawling continua a far parlare di sé con le dichiarazioni legate alla serie e presunte periodiche illazioni di un seguito), arriva alla fine anche al cinema, il 13 luglio prossimo, con la seconda parte del capitolo finale Harry Potter e i doni della morte.
Harry Potter è quindi ad oggi la saga fantasy più duratura al cinema: il pregevolissimo Il signore degli anelli di Peter Jackson si è fermato a quota tre, trasponendo i tre libri di Tolkien, e si è ancora in attesa del prequel L'hobbit, La bussola d'oro non è andato oltre il primo, con Le cronache di Narnia siamo a quota quattro e forse non si andrà avanti, altri progetti sono per ora fermi.
Nata in letteratura come un romanzo di magia per ragazzi ed evolutosi in storia di formazione, di celebrazione della vita nella sua interezza, di celebrazione della diversità e dell'anticonformismo e di condanna di ogni sopraffazione, la saga di Harry Potter è stata trasposta al cinema con sfarzo, effetti speciali, trame che hanno rispettato i libri anche se toccando il tutto in maniera a tratti decisamente superficiale, non tenendo sempre il passo con volumi che diventavano man mano più lunghi e complessi, e non più certo solo per un pubblico di bambini, anzi.
Fiaba e magia, bene contro male, prescelti e profezie: in Harry Potter c'è tutto questo, nella costruzione di un mondo fantasy non altro come nelle opere di Tolkien, nel quale non si cade come in Narnia, ma che è parallelo e complementare a quello di oggi, e peccato che spesso nei film questo aspetto si perda e rimanga sullo sfondo. Nei film si vedono quartieri residenziali inglesi e vedute di Londra, castelli scozzesi magici dove c'è la scuola di Hogwards e ferrovie incantate (ma i posti che si vedono esistono veramente), paesini cupi e abissi di mistero, in una costruzione di fantasia che mette comunque in equilibrio le esigenze spettacolari con la trama, seguendo senz'altro le istruzioni di Jk Rawling, che rifiutò Steven Spielberg alla regia perché voleva dare al tutto un taglio troppo americano, a cominciare dagli interpreti.
E infatti gli attori della saga, dai giovanissimi ma ormai cresciuti davanti allo schermo Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson e Tom Fenton ai veterani di varie generazioni Maggie Smith, Ralph Fiennes, Alan Rickman, Helena Bonham Carter, Jason Isacs e Robbie Coltrane, Michael Gambon, per citarne alcuni, battono tutti bandiera britannica, costruendo un cast dove il divismo è secondario (Alan Rickman ha guadagnato un grosso seguito di fan per l'interpretazione del tormentato Severus Piton) e dove conta più un equilibrio tra personaggio e talento.
Così siamo arrivati alla fine, e sono pochi senz'altro quelli che hanno resistito alla tentazione di non leggere come va a finire, soprattutto dopo la scelta, obiettivamente non particolarmente felice, di dividere l'ultimo libro in due film. E mentre ci si appresta a mettersi in coda per l'ultima volta, ex bambini di dieci anni fa, ma anche fan decisamente di un'altra età, è interessante ricordare come si è arrivati a questo punto, con i primi film ormai nei discount di dvd e trasmessi varie volte in tv.
Natale 2001: esce Harry Potter e la pietra filosofale, primo film della serie, diretto da Chris Columbus, dove facciamo la conoscenza con il piccolo Harry, i suoi zii cattivi da fiaba classica Dursley e lo vediamo arrivare a Hogwards, dove inizia il suo apprendistato. Fondamentale per capire tutti gli sviluppi futuri (i film di Harry Potter, pur godibili, non lo sono singolarmente), il primo capitolo della saga è forse il più infantile, anche se sono non pochi i punti di interesse, anche decisamente più adulti, dalla partita di scacchi dei Maghi al terrificante svelamento del professor Raptor posseduto da Voldemort. Splendido e da cinefili il cameo di John Hurt nella parte dell'artigiano di bacchette magicheOlivander, struggente il Silente di Richard Harris, non raggiunto come qualità e carisma dal pur ottimo Michael Gambon, che lo sostituirà dal terzo film.
Natale 2002: ecco al cinema il secondo capitolo, Harry Potter e la camera dei segreti, sempre diretto da Chris Columbus, forse un po' meno ispirato del primo, anche se la vicenda è molto intrigante, sorta di detective story tra le mura di Hogwards dove Harry e i suoi amici indagano su alcuni fatti misteriosi che avvengono, legati ad un diario stregato. Contaminazioni di mitologie di vari ambiti culturali, splendida la caratterizzazione di Kenneth Branagh come Gilderoy Allock (ma forse Hugh Grant sarebbe stato meglio), luciferino il Lucius Malfoy dell'ottimo caratterista Chris Isaak, non male il basilisco, capace di spaventare ed inquietare.
Estate 2004: dopo l'abbandono di Columbus, che resta alla produzione, la compianta scomparsa di Richard Harris e l'arrivo del messicano Alfonso Cuaron alla regia, il terzo capitolo, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban segna, nei romanzi come nei film, la svolta da storia per bambini a saga capace di incatenare anche un pubblico di adulti, non necessariamente poi così amante del fantasy. Più paura e sempre fiaba, umorismo in stile latinoamericano, rapporti che si intensificano e si modificano, ottime le new entryDavid Thewlis, il tormentato professor Lupin e Gary Oldman, sommo Sirius Black (personaggio purtroppo molto sacrificato nei film), mentre Michael Gambon raccoglie comunque con dignità l'eredità di Harris, Emma Thompson è macchiettistica nel ruolo della professoressa Cooman e si rivede con piacere nella parte dell'ostessa Rosmerta l'icona anni Sessanta Julie Christie.
Novembre 2005: arriva il quarto capitolo al cinema, Harry Potter e il calice di fuoco, con alla regia Mike Newell che ha nel suo curriculum film come la commedia di costumeQuattro matrimoni e un funerale, il protofemminista Mona Lisa smile, il drammatico Ballando con uno sconosciuto. Un film basato essenzialmente su una serie di gare estreme a cui Harry si trova a dover partecipare, con complotto finale per far ritornare Voldemort, e con alcune new entry tra cui spiccano Miranda Richardson, già Ruth Ellis, ultima donna condannata a morte nel Regno Unito in Ballando con uno sconosciuto, qui giornalista senza scrupoli, l'ultimo Dottor Who David Tennant e il futuro protagonista della saga gothic di Twilight Robert Pattinson. Mike Newell riesce comunque a realizzare un film equilibrato tra parti drammatiche e parti da commedia, con un paio di scene, come quella delle lezioni di ballo a Ron da parte della professoressa Mc Grannitt, semplicemente irresistibili.
Luglio 2007: in parallelo all'ultimo libro, arriva il quinto capitolo cinematografico, Harry Potter e l'ordine della Fenice, con David Yates alla regia: Harry non viene creduto riguardo al ritorno di Voldemort, Silente viene rimosso dal suo incarico, nasce un ordine segreto ad Hogwarts, tra colpi di scena. Difficile ormai capire i fili della storia se non si conosce bene la saga, ottima la finta bonaria e perfida Dolores Umbridge, magistralmente interpretata dall'attrice di teatro Imelda Staunton, diventata famosa al cinema in età matura, semplicemente spietata la Bellatrix Lestrange di Helena Bohnam Carter, ormai icona dark, e promette bene la giovanissima Evanna Lynch, la sciroccata Luna Lovegood.
Due anni dopo, nell'estate 2009, arriva il sesto capitolo, Harry Potter e il principe mezzosangue, diretto da David Yates, che pur avendo a disposizione un'ottima storia, con alcuni snodi fondamentali, non riesce ad essere convincente fino in fondo. E dire che arrivano i veri nodi al pettine, la ricerca degli Horcrux, la dannazione di Draco Malfoy, il tradimento di Severus Piton (ma restituito senza pathos) e la morte di Albus Silente. Comunque non mancano i momenti epici, e la new entry Horace Lumacorno, con i tratti di Jim Broadbent, veterano del cinema e dela tv britannica.
Arriviamo all'altro ieri, novembre 2010, con la prima parte di Harry Potter e i doni della morte, di nuovo con David Yates alla regia, che sembra aver recuperato un po' di grinta, in un'attesa del finale che dilata la parte della fuga di Harry, Ron e Hermione nella foresta, ma con alcuni buoni momenti, come l'attacco dei Mangiamorte alla casa dei Weasley, la trasformazione della vecchia Bathilda nel serpente Nagini, veramente terrificante, e la sequenza onirica della fiaba morale dei doni della morte, mentre non funziona più di tanto il cliffhanger e il dubbio che dividere l'ultimo libro in due film sia stato un espediente per incassare di più resta.
E finalmente siamo alla fine: Harry Potter e i doni della morte parte seconda di David Yates spinge l'accelleratore sulle fantasmagorie (fornite del resto anche dal libro), tra attacchi ad Hogwarts, draghi di fuoco, e la lotta mistica finale, ma non sembra voler dimenticare anche l'aspetto interiore della saga, con Severus Piton gran protagonista del colpo di scena finale, forse scontato, ma efficace. E il tutto finisce con il male sconfitto e gli eroi ormai adulti.
Bene contro male, fantasia e realtà che si mescolano, uso del fantasy per riflettere su temi eterni, come la famiglia, l'amore, l'anticonformismo, l'importanza delle scelte, il diritto ad essere liberi: comunque sia Harry Potter è stato un fenomeno letterario non solo liquidabile come commerciale, e lo è stato anche cinematograficamente parlando. E tutte le storie hanno una conclusione, che deve essere all'altezza, o almeno si spera.




