Lunedì, 27 Giugno 2011 00:00

Aspettando Transformers – Dark of the Moon

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Era il 1984 quando gli Autorobot e i Distructor iniziarono a darsi battaglia...

Era il 1984 quando gli Autorobot (Autobots), guidati da Commander (Optimus Prime) e i Distructor (Decepticons), capeggiati da Megatron, poi divenuto Galvatron, iniziarono a darsi battaglia per la salvaguardia o al contrario la distruzione della Terra. Dopo numerose serie televisive, ben 22, e due kolossal cinematografici, oltre ai gadgets e robot giocattoli della Hasbro, i Transformers ancora ci appassionano con le loro avventure.

Oggi, 29 giugno, uscirà l’attesissimo terzo capitolo della saga, Dark of the Moon, e secondo alcune voci che girano sulla rete, non dovrebbe neanche essere l’ ultimo.

Dark of the Moon, al contrario dei precedenti due film, è stato girato totalmente in 3D con apparecchiature stereoscopiche, con i consigli di un grande film maker, James Cameron, intervenuto per mostrare a Micheal Bay i vantaggi di un film in 3D. Bay è sempre stato contrario all’ utilizzo del 3D, a suo dire “solo un aggeggio, un’ ingombrante tecnologia, che non calza con il suo stile di ripresa ricco di movimenti di macchina, quasi aggressivo”. In una doppia intervista con James Cameron sull’Hollywood Reporter, Bay ha detto che dopo il party per la premiere di Transformers – La vendetta del Caduto, lo scorso giugno 2009, avrebbe voluto prendersi una pausa dal franchise, ma che la decisione durò una settimana, perché la Paramount Pictures gli commissionò subito il terzo capitolo della saga in 3D. Conoscendo la riluttanza di Bay sull’ argomento, chiamarono un film maker d’ eccellenza, James Cameron. I due si erano già incontrati a metà degli anni Novanta, quando Bay era all’inizio della sua carriera e considerava Cameron una sorta di idolo. Cameron lo invitò a visitare il set di Titanic all’epoca. Dopo dieci anni i due registi si re-incontrano, stavolta sul set di Avatar, dove il collega mostra a Bay il 3D come un giocattolo che aiuta a creare emozioni ed esperienza e a conferire carattere alla storia. Alla fine Bay si convince, anche grazie al suo produttore esecutivo Steven Spielberg, e ottiene in prestito la troupe di Avatar da Cameron. All’ inizio dei lavori, la troupe spaventò Bay dicendogli che avrebbe potuto fare un massimo di 10 riprese al giorno con le apparecchiature stereoscopiche, contro le 50 – 60 che lui aveva in programma. Alla fine il risultato è un film in cui il mondo reale appare sotto una prospettiva profonda e sbalorditiva, in cui gli Autobots, i Decepticons e gli umani si affronteranno in una battaglia devastante per il comando di Chicago e dell’ intero pianeta.

Il produttore di quello che si prospetta come un grande kolossal, Lorenzo Di Bonaventura, in un’intervista rilasciata alla stampa italiana, ha detto che Bay “è un perfezionista, continuamente interessato a migliorarsi”. Tale affermazione deriva dal lavoro e dall’ impegno profuso in questo terzo film, volto a rimediare alla trama semplice del secondo, penalizzata dallo sciopero degli sceneggiatori, che ha portato KurtzmanOrci a scriverla in 3 mesi. Alla domanda su quali siano state le maggiori difficoltà produttive incontrate, Di Bonaventura ha risposto che hanno dovuto lavorare in parallelo tra produzione e postproduzione, per amalgamare le scene girate in 2D con quelle in 3D, terminando la lavorazione in 22 mesi. L’intenzione era quella di produrre un 3D perfetto, visti i flop di alcuni film realizzati con questa tecnologia negli ultimi anni, che hanno portato gli spettatori a preferire il 2D.

Rosie Huntington – Whiteley, che nel terzo film è la ragazza di Sam – Shia Labeouf, dopo l’uscita di scena della Fox, si è trovata molto bene a lavorare con Bay, la cui etica di lavoro è in linea con la sua: “il ragazzo ha un gran senso dell’ umorismo, lavora duramente e si aspetta che il suo team ed il cast facciano altrettanto e siano professionali”. Josh Duhamel, che interpreta Lennox dal primo film, ha parlato della collega dicendo che “il lavoro di Rosie è stato impressionante e la connessione tra lei e Shia sembra reale”. Patrick Dempsey, che qui interpreta un cattivo, molto diverso da come siamo abituati a vederlo in Grey’s Anatomy, parlando di Baydice: “ottiene ciò che vuole […] Non ho avuto alcun problema con lui così come neppure Rosie. È fenomenale. È un gran regista”.

Il film ha avuto diverse location: da Los Angeles a Chicago, da Washington D. C., passando per la Florida, il Texas, l’Africa, la Cina e la città di Mosca. Inoltre per gli appassionati di automobili, ci saranno dei nuovi ingressi, tra cui una Ferrari 458 Italia.

Negli ultimi giorni sta girando nella rete la notizia di un possibile quarto film. Se ciò accadesse non vedremo più Shia Labeouf nei panni di Sam. Il giovane attore ha rivelato, nella conferenza stampa tenutasi a Mosca dopo la proiezione del film per la stampa internazionale, che il suo personaggio non può evolversi ulteriormente e che per i prossimi lavori desidererebbe produzioni più piccole con in scena solo lui. Tyrese Gibson – Epps ha rivelato: “Se il film otterrà il risultato che speriamo, potrebbe esserci il quarto capitolo, anche se al momento siamo tutti concentrati su Dark of the Moon”. E alla voce secondo cui, se Micheal Bay decidesse di non dirigerlo, sarebbe pronto Spielberg - che come produttore esecutivo della saga garantirebbe continuità allo stile di regia intrapreso da Bay nei primi tre film -, Di Bonaventura risponde che ciò accadrà solo se Baydecidesse di mettersi da parte per dedicarsi ad altro.

Quindi continua il conto alla rovescia in attesa di scoprire se il nuovo nemico, Shockwave, avrà la meglio sugli Autobots.

Per non perdere il filo…

Acquistando quella vecchia Camaro gialla, Sam non pensava che la sua vita sarebbe cambiata totalmente. La sua auto in realtà è Bumblebee, un organismo robotico autonomo, una macchina senziente che ha il compito di proteggerlo. A sua insaputa, Sam possiede un oggetto, un paio di occhiali appartenuti al suo trisavolo, sui quali ci sono le coordinate per trovare il Cubo o All Spark, pura energia per i Transformers. A cercare il Cubo sono sia gli Autobots, i buoni, che i Decepticons, i cattivi. Ed è proprio da questi ultimi che gli Autobots vogliono proteggere Sam. Nella battaglia finale, Sam avrà un ruolo determinante. Grazie a lui infatti i Decepticons verranno sconfitti, anche se nello scontro il Cubo andrà completamente distrutto. Ne La vendetta del Caduto sono passati due anni dallo scontro con i Decepticons: gli Autobots sono rimasti sulla Terra e insieme agli umani hanno costituito una squadra operativa di nome Nest, il cui compito è quello di scovare i Decepticons ancora presenti e annientarli. Ma durante uno scontro, gli Autobots vengono a conoscenza del fatto che il Caduto sta per risorgere. Il Cubo non è andato distrutto come pensavano, una scheggia è rinchiusa in un luogo sicuro ed un’altra è rimasta nella felpa di Sam. Proprio toccando la scheggia rimasta nella sua felpa, il ragazzo viene a conoscenza di informazioni che però da solo non riesce a decifrare. I Decepticons scoprono che Sam ha informazioni che potrebbero tornare loro utili e gli danno la caccia. Nel tentativo di proteggerlo, Optimus viene ucciso. L’unico modo per riportarlo in vita è utilizzare la matrice, ossia la chiave che mette in moto la macchina che produce Energon (e che sia Megatron che il Caduto stanno cercando). Nello scontro finale ai piedi delle piramidi, Sam verrà aiutato dai Prime, i quali in sogno gli rivelano che il suo compito è sempre stato quello di aiutare Optimus. Grazie alla matrice, quest’ultimo viene riportato in vita. Carico di nuova energia, Optimus annienta il Caduto e distrugge la macchina di Energon salvando la Terra così dalla distruzione.

Affinità  stilistiche tra i primi due film

Tra il primo Transformers ed il secondo capitolo, Transformers – La vendetta del Caduto, esistono diversi elementi in comune. Innanzitutto le gag montate sul personaggio di Sam e Simmons, come la scena in cui Simmons porta Sam e Michaela nella sua stanza segreta sotto il frigorifero della macelleria e si rivolge ai ragazzi pregandoli: “Non ditelo a mia madre!”, o quando vengono teletrasportati nel deserto con un atterraggio turbolento e Simmons si rivolge a Jetfire (un Decepticons che ha cambiato bandiera) dicendogli: ”Ringrazia che non mi sono fatto male”. Anche i minirobot hanno un ruolo comico, come il mini Decepticons che Michaela si porta in giro come fosse un cagnolino. In ogni film, Optimus introduce la storia e la conclude. Gli Autobots vengono umanizzati. Ma ci sono anche delle differenze, che testimoniano la crescita della storia e del ruolo dei personaggi. Per esempio nel primo film i Decepticons non hanno voce, si esprimono a suoni. Gli unici a parlare sono Megatron e Starscream; nel secondo film invece tutti hanno una voce. Nel primo capitolo, il fil rouge era la storia di un ragazzo e la sua auto, nel secondo si è puntato invece sulla crescita di Sam, da semplice ragazzo che vorrebbe una vita normale a eroe del mondo, pronto a sacrificarsi per salvare un robot, un amico.

Le musiche sono firmate da Steve Jablonsky, e la colonna sonora vede anche i Linkin Park per What I’ ve done nel primo film e New Divide nel secondo. Sempre loro anche suonano Iridescent nel terzo. Ai Linkin Park si aggiungono anche artisti come Green DayNickelbackThe Fray.

Micheal Bay: una carriera tra musica, spot e Transformers

Nato a Detroit, Micheal Bay, all’ inizio della sua carriera, ha diretto spot pubblicitari e video musicali, ricevendo diverse nomination agli MTV Video Music Awards, vincendone uno nel ’92, e ottenendo una nomination dalla Directors of Guild of America come miglior regista pubblicitario dell’ anno. Il suo esordio cinematografico è avvenuto con Bad Boys (1995), seguito da The Rock (1996) e Armageddon (1998). I suoi film sono caratterizzati da movimenti di macchina veloci, azione ed elevato tasso di tecnologia. Nel 2001 ha diretto Pearl Harbor, due anni dopo Bad Boys IIThe Island è del 2005, seguito da Transformers (2007) eTransformers – La vendetta del Caduto (2009).  Come produttore, lo troviamo in Non aprite quella porta (2003), Amityville Horror (2005), Non aprite quella porta – L’ inizio (2006), The Hitcher (2007), The Horsemen (2009), Il mai nato (2009), Venerdì 13 (2009), Nightmare (2010) e Sono il numero quattro (2011).

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