Martedì, 05 Aprile 2011 16:44

Argentero e Cortellesi dicono di "no" ai raccomandati

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Esce venerdì C'è chi dice No di Giambattista Avellino con Paola Cortellesi e Luca Argentero. Un urlo contro i raccomandati per riflettere, con un sorriso, su un problema sempre esistito e tutto italiano

L'Italia è il paese dei raccomandati. In tutti i settori, tutti i giorni, c'è qualcuno pronto a passarci avanti, non per merito, ma per “segnalazione”. Ma in Italia c'è anche chi dice “no” a questo sistema, almeno sul grande schermo. Lo fa Giambattista Avellino con il suo film C'è chi dice No, che arriverà nelle sale il prossimo 8 aprile in 320 copie, distribuite dalla Universal.

A ribellarsi al sistema di raccomandazioni tutto italiano sono tre ex compagni di scuola, ormai trentenni, ma ancora precari. Max (Luca Argentero) è giornalista, Irma (Paola Cortellesi) medico, e Samuele (Paolo Ruffini) studioso di diritto all'Università. Tutti e tre attendono l'assunzione ma c'è qualcuno pronto a rubargli il posto anche se non meritevole. I tra amici fondano, così, una vera e propria associazione, per vendicarsi e perseguitare chi gli ha rubato il posto.

Un film, prodotto dalla Cattleya in collaborazione con Universal, che rappresenta un “grimaldello per raccontare temi delicati. - ha spiegato Avellino, già regista e sceneggiatore di due film di Ficarra e Picone (Il 7 e l'8, La Matassa) - Abbiamo ambientato la storia a Firenze perché in una città per un precario la situazione è più claustrofobica, se perdi un occasione all'università e in un giornale quasi mai c'è un'alternativa”.

Divertente, irriverente e politicamente scorretta, la commedia annovera nel cast anche Myriam Catania, Roberto Citran e Giorgio Albertazzi, nel ruolo del barone universitario. “Le commedie di queste ultime stagioni hanno avuto come protagonisti uomini contro donne, fratelli coltelli, mamme ingombranti, amanti e fidanzati - ha proseguito il regista - Noi invece proviamo ad affrontare un argomento diverso, sociale, condiviso e comune". E ci riesce con un tema che, anche se tanto presente nella realtà italiana, non è stato mai affrontato così al cinema.

“Non abbiamo voluto dare un'idea educolrata e consolatoria – ha aggiunto Avellino in conferenza stampa – Il sorriso è un mezzo per far riflettere su questo problema". Lo conferma anche Luca Argentero, ne ruolo del giornalista che, per un attimo, pensa che non sia poi tanto male entrare nel cosiddetto sistema. “La commedia è un'arma interessante per affrontare temi seri, perché ti consente di andare a fondo – ha detto Argentero - Chi di noi non ha mai pensato di approfittare di un favore, di una raccomandazione? Sono cose che fanno riflettere sulle dinamiche della nostra vita di tutti i giorni".

Il ruolo più curioso è di sicuro quello di Giorgio Albertazzi, impegnato in un genere diverso dal solito. “Anche quella di Dante era commedia – ha spiegato l'attore toscano - Per il resto, a parte essermi innamorato di Paola Cortellesi, credo che questo sia un buon film, girato con leggerezza. Oltre che contro il nepotismo, si scaglia contro la burocrazia che soffoca il Paese. Già ai miei tempi, quando mi sono laureato a Firenze nel 1952, le lauree si compravano e si vendevano: il mercimonio è sempre esistito, ma oggi è peggio di allora. Guardiamo i direttori dei teatri stabili, come vengono scelti: sono dei deficienti, una cosa abominevole".

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