Il momento tanto atteso dai fan è giunto. Finalmente Dylan Dog – Il film giunge nelle sale italiane, tra l’altro con un largo anticipo rispetto alla stessa uscita americana che avverrà fra più di un mese. Per festeggiare l’evento, questa mattina è stato presentato il film in anteprima mondiale presso il cinema Barberini di Roma e, a seguire, lo stesso regista Kevin Munroe ha incontrato la stampa italiana e risposto alle numerose domande dei giornalisti, molti fra i quali giovani (e meno giovani) seguaci dell’indagatore dell’incubo. La conferenza è stata moderata dal critico Boris Sollazzo, che si è presentato in tenuta “dylaniata” (camicia rossa, giacca nera ed un paio di jeans) in onore del personaggio celebrato quest’oggi.
Principalmente, la curiosità è stata tutta per il rapporto fra il regista ed il fumetto originale. Munroe ha cercato così di descrivere le questioni legali legate al passaggio dal fumetto allo schermo, che hanno impedito di rispettare appieno la trasposizione che i fan speravano. E cerca anche di giustificare le evidenti differenze fra la versione cartacea e quella cinematografica di Dylan Dog. “Anni fa, avevo letto solo i 6 numeri pubblicati dalla Dark Horse e non avevo modo di leggere il fumetto italiano”, ammette. Tuttavia, dopo aver letto la sceneggiatura propostagli – all’epoca col semplice titolo di Dead of Night – ebbe la possibilità di conoscere altri episodi della collana regolare tradotti in inglese. “Ho avuto l’impressione che la versione italiana fosse più profonda”, rivela con un evidente timore reverenziale ai numerosi fan sparsi per la sala. Interrogato sui punti di forza dell’old boy, il regista non sembra esitare: “Per me Dylan Dog rappresenta l’antieroe. Sembra sentirsi più a suo agio col surreale che col mondo reale”. Tuttavia non sono mancate le accuse di chi ha trovato il film troppo da teenager rispetto ai toni maturi del fumetto, ricordando peraltro che qui in Italia i lettori di Dylan Dog non si limitano ad una ristretta cerchia di nerd ma sono bensì un pubblico vasto ed eterogeneo. Di fronte a questa accalorata riflessione, Munroe ha colto l’occasione per manifestare innanzitutto il suo totale appoggio all’idea di fumetto come forma d’arte universale, non più relegato quindi ad un pubblico giovanissimo ed autoreferenziale. “Mi piace l’idea che Dylan Dog venga letto da tutti. Sarebbe bello poter superare gli stereotipi che vogliono i fumetti e i graphic novel come roba da ragazzini”, dice. “Ma non credo di aver abbassato il target, con questo film. Abbiamo solo realizzato una versione cinematografica del personaggio. Si tratta di due prodotti diversi”.
Fra i progetti futuri, il regista parla di una trasposizione di un fumetto da lui stesso creato, Olympus Heights, per i quali però i dettagli sono ancora da definirsi. Riguardo invece alla prospettiva di sequel, fuga subito ogni dubbio su un possibile secondo capitolo delle Tartarughe Ninja (è in cantiere una versione con attori veri, ma non ci sarà lui dietro la macchina da presa) e si dimostra molto cauto circa un Dylan Dog 2. “Bisogna prima vedere quanto incasserà questo”, dice senza ipocrisia. Ma a questo proposito, non nasconde quanto eccitante sarebbe per lui l’idea di poter girare l’eventuale seguito proprio in Italia. “Creare qualcosa in Italia per me sarebbe fantastico. In quel caso sarebbe davvero possibile inserire molti più elementi del mondo del fumetto originale di quanto non mi sia stato possibile fare finora”.
A questo punto, quand’anche questo Dylan Dog non dovesse soddisfare le aspettative dei vecchi lettori, non è peregrino sperare che possa andare in cantiere un secondo capitolo dato che - alla luce di questa prospettiva – le possibilità che si riveli molto più rispettoso dello spirito originale del fumetto sono più che reali.




