Lunedì, 07 Marzo 2011 13:17

MArteLive, Matteo Macaluso ci racconta 'Vercinge'

Scritto da 
In attesa dell'edizione 2011 di CortiCircuito incontriamo il vincitore del concorso 2010

Mentre inizia il countdown per l’edizione 2011 di CortiCircuito – sezione competitiva di MArteLive dedicata al cinema e al cortometraggio – incontriamo Matteo Macaluso, vincitore del concorso 2010.

Il suo cortometraggio “Vercinge” si è imposto in testa alla graduatoria stilata dai media partner di MArteLive, tra cui DoppioSchermo, grazie a un progetto ambizioso e coerente. Macaluso si è messo alla prova con un’opera rischiosa – ambientata nella campagna emiliana durante la II Guerra Mondiale – ricca di contaminazioni (idealmente collocata tra Giorgio Diritti e Quentin Tarantino), eppure sempre sincera ed efficace.

Su quali risorse hai potuto contare quando hai iniziato a girare “Vercinge” ?

Se si parla di prodotti “indipendenti” credo sia normale che i primi a investire sul film debbano essere coloro che più lo sostengono: quando abbiamo iniziato a girare “Vercinge”, potevamo contare solo sulle nostre risorse.

E’ stato durante le riprese, quando ci siamo resi conto che – nonostante il budget limitato – il risultato era più che dignitoso, che abbiamo pensato di cercare degli sponsor. Abbiamo preparato un trailer di un minuto con il materiale già girato e siamo riusciti a ottenere l’interessamento sia di sponsor privati (Paolo Tedoldi, Berselli&Spinelli, Stefano Benassi) sia pubblici (l’Unione di Sorbolo e Mezzani, il Comune del territorio in cui abbiamo girato).

Grazie al loro sostegno, a riprese terminate, ci siamo rivolti a professionisti del cinema per la stesura di suono (Matteo Di Simone), per le musiche (Piernicola Di Muro) e per la supervisione al montaggio: poter contare su dei professionisti ci ha permesso di alzare il livello complessivo dell’opera.

Quali sono gli ostacoli maggiori che s’incontrano girando un cortometraggio low budget? 

C’è una sorta di poetica tra i registi indipendenti – e in generale tra tutti quelli cha appoggiano le opere low budget – che sostiene che la forza del cinema indipendente siano le idee e la creatività, che spesso possono sopperire alla mancanza di mezzi.

Io non sono del tutto d’accordo con questa impostazione: credo che un regista con più mezzi riesca più facilmente a rafforzare la sua idea, e il prodotto finito può solo avvantaggiarsene. In sintesi: se un prodotto con poco budget viene bene, è probabile che con un budget maggiore riesca anche meglio.

Girando con un budget ridotto molte volte il numero dei collaboratori e figure tecniche che lavorano al film si contano sulla punta delle dita, quindi si è allo stesso tempo macchinisti ed elettricisti oltre che autori del film. Allo stesso tempo, in un film con risorse maggiori si hanno più possibilità di scelta, ma avere più persone da dirigere aumenta il grado di responsabilità e complessità del lavoro del regista.

Credo che, indipendentemente dal budget del film in lavorazione, un bravo regista debba essere capace di mantenere unita una squadra e di rendere il film il più simile possibile all’idea iniziale concepita.

“Vercinge” non ha la durata standard di un cortometraggio: la cosa ti ha creato problemi?

E’ vero che la durata di un corto è una questione che deve essere presa in considerazione perché spesso i festival e gli eventi dedicati impongono un limite di durata. Quando ho iniziato a scrivere “Vercinge” non mi sono però posto il problema: per me era più importante raccontare bene questa storia, e per farlo usare il tempo che mi sarebbe servito.

Quando ho iniziato a iscrivere il corto ai festival ho, purtroppo, dovuto rinunciare ad alcuni di questi a causa del loro regolamento ma ce ne sono stati molti alti che hanno selezionato il nostro lavoro senza problemi. All’estero quasi tutti i festival mantengono come durata-limite del corto i trenta minuti, superati i quali il film è considerato medio metraggio. Mi dispiace che qui in Italia – ad eccezione di pochi festival come Torino e Venezia – i limiti siano più restrittivi.

Capisco le esigenze dell’organizzazione di un festival ma credo che proporre delle opere che si avvicinino - oltre che nella forma - anche alla durata ai lungometraggi restituisca onore sia al cortometraggio sia ai festival stessi.

Continuando a parlare dei festival, dal 2009 il tuo corto ha partecipato a molte di queste manifestazioni. Cosa ti ha portato questa esperienza?

Ho un grande rispetto dei festival e di tutti quelli che ci lavorano: per chi gira opere corte – ma anche per chi gira un film lungo – il festival offre la grande opportunità di avere un pubblico cui mostrare l’opera stessa. Questo significa forse di più per chi gira cortometraggi, perché per questo genere non esiste ancora un vero mercato di distribuzione: partecipare a un festival significa avere la possibilità di mostrare il lavoro a occhi nuovi.

In base alla mia esperienza personale, la vittoria – o anche la partecipazione – a festival importanti sono servite a dare credibilità al mio lavoro, e quindi ad affrontare passi più difficili per la realizzazione di opere più complesse produttivamente. In Italia promuovere un corto è un altro dei compiti del regista e ottenere un riconoscimento in un festival può servire a guadagnare consensi o a interessare un produttore al proprio lavoro, ma nessuno regala niente.

Il compito degli organizzatori di un festival è promuovere l’evento e portare il pubblico in sala: quando questo riesce, ho notato una partecipazione degli spettatori alla visione delle opere brevi identica a quella che si ha per i lungometraggi. L’invito che vorrei fare a chi lavora nel settore degli eventi è di impegnarsi nella diffusione delle opere vincitrici, anche se questo resta principalmente un compito di regista e produzione.

Oltre che nella regia ti stai anche impegnando nella produzione con la “Penombra Film”. Puoi parlarci di questo progetto?

Come regista, attualmente sto chiudendo un nuovo progetto, un cortometraggio di genere intitolato “Al Crepuscolo” che sarà pronto ad Aprile. Questo corto è stato girato in situazioni simili a quelle di “Vercinge”: siamo partiti con un low budget e abbiamo poi cercato collaborazioni per la post-produzione.

Pochi mesi fa, però, è successa una cosa singolare: un sito americano ha visto sul web il trailer provvisorio e ne ha scritto una recensione positiva. In poco tempo gli articoli sul film si sono moltiplicati in Spagna, Russia, Giappone, Olanda e ancora negli Stati Uniti. Siamo stati contattati da agenti di distribuzione francesi e dall’organizzazione del Tribeca Film Festival che ci ha chiesto di opzionare il film per un’eventuale selezione al Festival.

Tutta quest’attenzione ci ha sorpreso: credo che la mancanza di film di genere qui in Italia abbia alzato l’attenzione sulla nostra proposta, che richiama atmosfere horror ed è contaminato di registri diversi.

Il prossimo anno invieremo “Al Crepuscolo” al Tribeca Film Festival, incrociando le dita. Spero che anche in Italia qualche festival s’interessi al nostro film, purtroppo da noi le giurie tendono ad avere un atteggiamento ancora molto conservatore. Questo è l’indirizzo del trailer http://vimeo.com/14862457

In parallelo all’impegno come regista, sto portando avanti dei progetti con la “ Penombra Film”. Per ora abbiamo in cantiere una serie per il web che s’intitolerà “Baretto” e un lungometraggio horror che vorremmo girare qui in Emilia. Tra i progetti c’è anche il trattamento per un film che fa riferimento a un famoso fatto di cronaca nera italiana.

Perché in Italia il mercato del corto è ancora così limitato?

Con “Vercinge” abbiamo avuto qualche ritorno economico - anche grazie alle vittorie nei festival - ma in verità non era previsto alcun piano marketing sul film.

In Italia non esiste possibilità di un piano marketing rispetto alle opere corte, a differenza del resto d’Europa, dove esistono festival che ospitano all’interno il mercato del corto. Penso soprattutto a Clermont-Ferrand, dove è data ai produttori e ai broadcast tv la possibilità di comprare le opere dei partecipanti.

Da noi la situazione è difficile: i cortometraggi non vengono comprati dagli esercenti e neppure abbinati ai film distribuiti in dvd. L’unica cosa che si può fare è auto-produrre un dvd e venderlo in abbinamento a qualche evento correlato al progetto. I

In Italia il corto resta principalmente la scommessa di un regista o di un produttore. Non s’investe quasi mai sul prodotto, ma molto più spesso sull’autore o sull’idea. La speranza è che il lavoro sia un biglietto da visita per l’autore, che gli permetta in futuro di muovere i primi passi nel mercato del lungometraggio.

Quali sono le cose più importanti che hai imparato girando cortometraggi?

Va detto che non si finisce mai di imparare e credo che questo credo valga anche per i grandi registi che sistematicamente devono fare i conti con le innovazioni tecnologiche e le tendenze del pubblico. Io giro corti dal 2003 – “Vercinge” è la mia sesta opera – e nel tempo ho imparato che occorre avere tanta fiducia nelle proprie idee e lavorare molto per realizzarle.

Il consiglio che darei a chiunque volesse affacciarsi per la prima volta al cinema è  iniziare a lavorare con i propri mezzi, senza aspettare sempre la condizione migliore, altrimenti si rischia di non far partire mai nessun progetto. Però servono anche altre cose: il coraggio di confrontarsi con gli altri – e in particolare con chi produce cinema a tutti i livelli – e la giusta dose di ambizione, quella che t’impone di cercare un livello sempre maggiore nelle opere che produci.

doppioschermo

Questo sito web non rappresenta una testata giornalistica perchè viene aggiornato senza alcuna periodicità fissa. Non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Tutti le immagini usate in questo sito sono copyright dei rispettivi proprietari e concesse gratuitamente.