La principessa e il ranocchio è il ritorno della Disney alle fiabe ispirate alla tradizione e in attesa di vedere come andrà non si può non ricordare come sono state rilette le fiabe della tradizione dalla casa di produzione negli ultimi settant'anni di storia del cinema d'animazione.
Biancaneve e i sette nani, del 1937, considerato da molti il migliore film della Disney ancora oggi, sconvolse l'idea di cartone animato che c'era fino ad allora, un semplice stacchetto umoristico tra un film e l'altro. Partendo da una fosca leggenda germanica rielaborata nell'Ottocento dai fratelli Grimm, Disney costruì una fiaba gotica tra ironia a spavento, ottenendo il meglio dai personaggi secondari, i sette nani, emblema buffo di tutti i difetti umani, e la regina dall'altro, meravigliosa e spaventosa allo stesso tempo. La capacità di mettere in scena lo spavento delle fiabe è tornata in altri film, ma forse mai più come in Biancaneve.
Nel 1950 Disney tornò alle fiabe classiche con Cenerentola, storia antichissima, ripresa in versione gore da Straparola nelle Piacevole notti e poi in due versioni più soft da Perrault e dai fratelli Grimm. I toni qui sono decisamente meno spaventosi che in Biancaneve, l'iconografia si rifà al mondo delle operette fine Ottocento, non mancano toni comici, tra topini e fata Smemorina.
I due film successivi sono due fiabe d'autore, ispirate a due romanzi dell'Ottocento: Alice nel paese delle meraviglie, del 1951, dall'omonimo romanzo di Lewis Carroll, non viene capito in pieno e soltanto le generazioni degli hippy a fine anni Sessanta lo apprezzeranno per la sua carica eversiva e rivoluzionaria. Va meglio nel 1953 a Peter Pan , tratto dal romanzo di James Barrie: un inno alla fantasia fedele al testo originale, un film che ottiene un successo costante negli anni.
Nel 1959 di nuovo fiaba classica con La Bella addormentata nel bosco, originale di Giambatttista Basile ripreso da Perrault e poi edulcorato dai fratelli Grimm: un insuccesso commerciale, che porta quasi la Disney alla bancarotta, e La Bella addormentata verrà riscoperto in seguito, con le sue atmosfere cupe da fiaba medievale (Malefica è di nuovo un grande cattivo), con la colonna sonora ispirata a Čajkovskij, con la scenografia che omaggia l'arte medievale dei Libri d'ore.
Per trent'anni la Disney prende altrove ispirazione per i suoi lungometraggi, ma nel 1989, con La Sirenetta, torna alle fiabe, cambiando però il finale originale triste di Hans Christian Andersen. Il successo, dopo gli ultimi grossi insuccessi anni Ottanta, è immediato stavolta, complice una bella colonna sonora, un personaggio di protagonista fresco e simpatico e una nemica carismatica come Ursula.
Nel 1991 La bella e la bestia, ispirato all'omonima fiaba di Madame Le Prince de Beaumont, presenta vari livelli di lettura, non ultima quella femminista, con una protagonista amante dei libri conquistata dalla biblitoeca della Bestia, e contro la società dell'immagine, senza rinunciare ad una bella colonna sonora e ad atmosfere tra fiaba e commedia.
Il 1992 saluta invece Aladdin, ispirato alla fiaba delle Mille e una notte, excursus in un Oriente di maniera, in cui il personaggio migliore risulta essere il Genio della lampada, doppiato in originale da Robin Williams e in italiano da Gigi Proietti.
Adesso è la volta di una rilettura in chiave creola de La principessa e il ranocchio dai fratelli Grimm, di cui si vedrà si diventerà un classico e se la sua protagonista, Tiana, diventerà un'icona come le altre principesse Disney: bisognerà vedere come saprà mettersi accanto alle altre fiabe, mettendo insieme fiaba e musica, commedia e spavento.




