Sabato, 31 Ottobre 2009 13:14

Halloween - Costole di Michael

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Costato 320.000 dollari, il primo Halloween riuscì ad incassarne (e non dimentichiamoci che parliamo del 1978) ben 47 milioni solo in America, e (e per questo è forse più importante di altre colonne portanti dell'horror come Non aprite quella porta o Nightmare) creò un vero e proprio genere: lo slasher. Se fu un merito o una colpa non è dato sapere, ma il gioiello di Carpenter ha causato la nascita di quelle centinaia e centinaia di film che hanno come protagonisti ragazzini arrapati e un po' stupidi che si ritrovano in balia di un assassino ignoto e mascherato. A partire dai più famosi come Venerdì 13, vero e proprio clone di Halloween, ma che punta sull'effetto sangue invece che sulla tensione, Scream ( i cui rimandi espliciti ad Halloween lo rendono quasi una parodia, oltre che un cult), passando per i meno celebri Urban Legend, Sleepaway camp, Il collezionista di occhi e per vere e proprie variazioni sul tema come Hellbent (slasher in chiave gay), ci troviamo sempre davanti a rifacimenti del classico di Carpenter che non raggiungono mai la scansione dei tempi a la precisione tecnica di questo, anzi, spesso di identificano come prodotti di scarsa qualità. Questo perché se trent'anni fa Halloween rappresentò un genere completamente nuovo, raccontare oggi una storia vista, e sentita centinaia di volte annoia, salvo casi eccezionali come il sopra citato Scream.

Non avendo ora intenzione di affrontare il discorso slasher, vogliamo almeno accennare alla saga che si è venuta a creare con Halloween. Dopo l'enorme successo i produttori decidono di sfruttare fino al midollo il personaggio di Michael Myers e così nel 1981 arriva Halloween – il signore della morte : Il seguito si propone di iniziare esattamente dove finisce il film precedente: Laurie viene portata in ospedale dove verrà raggiunta da Michael che compierà un'altra strage. Il film, per la regia di Rick Rosenthal., segue esattamente le dinamiche narrative di Carpenter e non si preoccupa di cambiare nulla se non introdurre qualche scena gore come una siringa in un occhio. Forse, per questo motivo, risulta essere un buon film, ma anche povero e un po' evanescente. Lo sfruttamento commerciale raggiunge il limite più basso con il terzo capitolo Halloween – il signore della notte, con cui il regista Tommy Lee Wallance dà vita ad una storia che non a niente a che fare con Haddonfield, anzi, raccontando di un cattivone che produce maschere assassine, sembra volersi accostare a un certo genere più favolistico che horror. Con Halloween 4 – il ritorno di Michael Myers, Halloween 5 – la vendetta e Halloween 6 – la maledizione, assistiamo a un ritorno al personaggio, ma, vista ormai la storia logora, si punta più sull'efferatezza e si finisce per dar vita ad una specie di sottosaga che racconta le vicende di Michael Myers attraverso l'estetica di Jason Voohres (il killer di Venerdì 13).

Dobbiamo aspettare il 1998, quando, con la scusa dell'anniversario del primo film Steve Miner raduna una cast di serie A per girare un Halloween (H2O) che vede il ritorno di Jamie Lee Curtis nei panni di Laurie Straude, e, nonostante il film assuma dei connotati vagamente patinati ( una fotografia molto nitida, attori belli e noti come Michelle Williams) , si rivela essere un'operazione di restyling tutto sommato riuscita, tant'è che l'incasso (58 milioni di dollari) spinge i produttori a sfornare un ennesimo, e forse il peggiore, Halloween ( la resurrezione , 2003) che racconta le peripezie di Michael all'interno di un reality show (sic!) ambientato nella sua prima casa.

doppioschermo

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